1.359 separazioni e 50.669 divorzi nel 2007 in Italia; coinvolti 149.339 figli di cui circa il 61.54% minorenne. La Mediazione Familiare per attenuare i risvolti dolorosi della dissoluzione del legame tra coniugi.

Il 21 ottobre scorso, in occasione della giornata nazionale della Mediazione Familiare, sono stati allestiti diversi stand e punti informativi dell’Associazione Italiana Mediatori Familiari in alcune delle maggiori piazze italiane e centri commerciali. Questo anno la manifestazione si è svolta lo stesso giorno del “Conflict Resolution Day” proclamato dall’Association for Conflict Resolution (ACR) in collaborazione con il World Mediation Forum per il terzo giovedì di ottobre di ogni anno per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alla risoluzione dei conflitti ed i suoi importanti benefici. I dati Istat rivelano che nel 2007 in Italia rispetto all’anno precedente sono aumentati del 1.2% le separazioni e del 2.3% i divorzi, quindi nel 2007 si sono verificati 81.359 separazioni e 50.669 divorzi. Escludendo l’86,3% delle separazioni e il 78.3% dei divorzi che si sono conclusi con il rito consensuale, il 73,3% delle richieste di separazione è stato presentato dalla moglie mentre il 55,2% delle istanze di divorzio è stato presentato dal marito. All’atto della separazione i mariti hanno mediamente 44 anni e le mogli 41, risultano occupati circa l’85% dei mariti e il 65,5% delle mogli. All’atto del divorzio invece i mariti hanno mediamente 46 anni e le mogli 42, i coniugi occupati rappresentano rispettivamente l’86,1% e il 74,3%. Sembra quindi che la durata media dei matrimoni è pari a 14 anni per quelli conclusi in separazione e a 17 anni per le unioni coniugali terminate con la sentenza di divorzio. Nei conflitti familiari che inevitabilmente derivano dalla scissione del legame tra i due coniugi, nel 2007 sono stati coinvolti 149.339 figli di cui circa il 61.54% minorenne. La progressiva applicazione della legge n.54 dell’8 febbraio 2006 che stabilisce le disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli per garantire alla prole minore il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale ha comportato un forte aumento dell’affidamento condiviso nel 2007; infatti è stato stabilito per il 72,1% dei figli affidati nelle separazioni (era il 38,8% nel 2006) e per il 49,9% nei casi di affidamento conseguente a divorzi (28% nel 2006). Nel 2007 il ricorso alla custodia esclusiva alla madre ? che prima costituiva la tipologia di affidamento più ricorrente ? è contestualmente diminuito, divenendo pari al 25,6% negli affidamenti disposti nelle separazioni e al 46,1% nei divorzi (rispettivamente 58,3% e 67,1% nell’anno precedente). La mediazione familiare è un percorso per la riorganizzazione delle relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione o al divorzio; in un contesto strutturato, un terzo neutrale e con formazione specifica (il mediatore familiare), sollecitato dalle parti, nella garanzia del segreto professionale e in autonomia dall’ambito giudiziario, si adopera affinché i genitori elaborino in prima persona un programma di separazione soddisfacente per sé e per i figli, in cui possano esercitare la comune responsabilità genitoriale. Requisito indispensabile per intraprendere un percorso di mediazione familiare è l’assenza del conflitto giudiziale in corso; infatti si ricorre al sistema giudiziario per la separazione o il divorzio consensuale solo per le omologhe di Legge degli accordi raggiunti. La mediazione familiare non è un tentativo di conciliazione o una consulenza legale (a cui può essere integrata) che invece ha come obiettivo la cura degli interessi del proprio cliente; prevede obbligatoriamente la presenza di entrambi i membri della coppia ma, siccome non è una terapia di coppia, dal punto di vista procedurale non esplora aspetti del passato della coppia ma solo quelli presenti e orientati al futuro perché si rivolge ai coniugi che hanno deciso di porre fine al proprio matrimonio, a quelli che stanno pensando di farlo, alle coppie in crisi indecise sul da farsi, alle coppie già divorziate che intendono rivedere i propri accordi e alle coppie di fatto che non trovano nell’ordinamento giudiziario adeguata tutela. Occorre infine precisare che la mediazione familiare non è una terapia o una psicoterapia familiare in quanto la terapia familiare oggi viene applicata, oltre che nei casi di psicosi di un individuo, per i disturbi del comportamento alimentare, comportamento violento, assunzione di alcol o droghe, problemi psicologici connessi a malattie fisiche mentre la psicoterapia familiare è una tecnica di trattamento psicologico dei disturbi e dei problemi della famiglia ed ha come obiettivo il miglioramento delle dinamiche relazionali della famiglia migliorando la comunicazione all’interno del gruppo-famiglia ovvero le modalità con le quali i soggetti si scambiano messaggi verbali e non verbali influenzandosi reciprocamente al fine di migliorare la convivenza e liberare il familiare, in qualche modo designato ad esprimere i disagi vissuti da tutto il nucleo familiare, dalle tensioni legate alla sua condizione di capro-espiatorio. Per ulteriori informazioni consultare il sito www.aimef.it .

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