La vita è una corsa. Compromessa dalla fragilità della condizione umana, dalla crisi dell’attuale momento storico, dall’oltraggio fatto a intere generazioni. Una corsa che, malgrado tutto, non si ferma. Che, sebbene stremata, senza fiato, tentata dal desiderio di fermarsi, trova la forza, la ragione di andare avanti. Perché, come in un’inesorabile staffetta, altra vita possa iniziare la sua corsa.

Matteo ha 45 anni. È un uomo perso, sconfitto dalla vita e da un Paese che ha ucciso la sua generazione negandole le condizioni, le opportunità, i sogni che spettano a uomini e donne di una società civile nel momento delle loro scelte, della loro realizzazione. Insieme a tanti altri come lui, Matteo si ritrova senza ideali, senza ideologie, senza la possibilità di vedere realizzate le sue abilità, concretizzata quella forma di vita che avrebbe voluto costruire. E senza più speranza. Così che decide di andare via. Ma non via dal suo Paese. No. Via dalla vita. Non ha più ragione per restare, non c’è un motivo per continuare. Lui non lo vede. Nel momento in cui tenta di attuare il suo proposito, però, gli sorge un dubbio: – E se invece ci fosse un motivo per restare, se fossi io che non riesco a vederlo? Così, prima di andare, forse con lo scrupolo di un vigliacco, con la drammatica condizione di essere inadatto tanto alla difficoltà della vita quanto al coraggio della morte, chiede alle persone a lui più vicine, più care, se c’è qualcosa che lui non ha considerato, qualcosa che lui non vede, chiede agli altri una ragione per restare, per non uccidersi. Il primo a cui pone questa terribile domanda è suo fratello Michele. Poi alla sua ex. Poi a un’amica. Poi alla figlia di questa, ragazza di un’altra generazione, mettendo ciascuno davanti allo specchio, scoprendo la fragilità, la meschinità, il dramma di altre esistenze insulse, malate, disilluse, sopraffatte dalla vita e da una crisi epocale che amplifica ogni difficoltà. Il quadro che ne esce è quello di un Paese derubato dalla delittuosa amministrazione degli ultimi 30 anni, soffocato da una crisi violenta in cui le giovani generazioni hanno la necessità e, forse, il tempo per sperare in un miglioramento. Ma dove quarantenni e cinquantenni non possono fare altro che costatare la loro disfatta, guardare con rabbiosa impotenza un treno ormai passato, il cumulo maleodorante di sogni irrealizzati, di ingiustizie penalizzanti, di progetti falliti per colpe quasi sempre non proprie. E dare senso a quel che resta della loro vita più che altro in funzione di quella che verrà.

Regia: Raffaele Verzillo.
Cast: Vincenzo Alfieri, Enzo Casertano, Fortunato Cerlino, Antonio Friello, Antonio Milo, Francesca Neri.
Produzione: Progeda.

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