Ogni giorno finisce in discarica l’equivalente di quasi 270.000 alberi. Secondo il Worldwatch, circa il 10 per cento di questi scarichi sono dovuti alla carta igienica. Il risultato è che le foreste del pianeta, tanto nell’emisfero settentrionale che in quello meridionale, sono sotto attacco incrociato da parte di imprese che si contendono il legno, allo scopo di soddisfare una inesauribile domanda di morbida carta igienica.
“Nel corso dei secoli gli esseri umani hanno impiegato diversi metodi di igiene personale – spiega Noelle Robbins – foglie, stracci, alghe, paglia, erba, neve, sabbia, pannocchie, gusci di noce di cocco, giornali e pagine di cataloghi. I più ricchi hanno goduto di mezzi più lussuosi: i pizzi del re di Francia, la canapa delle classi superiori, l’acqua di rose o la lana nella Roma antica. In alcune culture, defecare in corsi d’acqua è ancora considerato un modo efficace di unire pulizia e smaltimento dei rifiuti. Ma il metodo sempre più diffuso nel mondo è l’uso della carta igienica. Non c’è praticamente alcuna parte del pianeta in cui la carta igienica non sia utilizzata, almeno occasionalmente”.

Molti fattori stanno spingendo a una crescita dell’utilizzo di carta igienica: la crescita demografica, l’adozione di stili di vita occidentali, e il miglioramento igienico-sanitario in diversi paesi in via di sviluppo. Così, nonostante la recessione economica, il consumo mondiale di carta non è destinato a declinare.
Secondo l’agenzia di analisi di marketing RISI, nel 2005 il consumo pro-capite di carta igienica è stato di 3,8 kg. Mentre nel Nord America il consumo pro-capite è stato di oltre 23 chili, in Africa non supera i 4 etti, anche se la crescita dei consumi potrebbe colmare il divario. Nel 2008, la Cina e l’Europa occidentale hanno mostrato tassi di crescita del settore tissue del 5 per cento, seguiti dall’Europa orientale con un 4 per cento la crescita e dal Giappone e dall’Africa con un 3 per cento.

E’ esemplare il caso della Cina, dove tra il 1990 e il 2003, il consumo di carta igienica è cresciuto del’11 per cento. L’Istituto cartario cinese prevede che entro i prossimi 10 anni la Cina diventerà il consumatore a più rapida crescita dei prodotti a base di carta, tra cui la carta igienica, e al tempo stesso sarà il leader nella produzione. Come trovare tutto il legno per soddisfare le proprie industrie? Cina, in parte in uno sforzo per promuovere le sue credenziali verdi e in parte in risposta alla crescente domanda di prodotti di carta con i corrispondenti requisiti di materie prime, ha avviato un vasto progetto di rimboschimento. Nel 1978, la Cina ha lanciato l’iniziativa Grande Muraglia Verde: 42 per cento del territorio cinese coperto di alberi entro il 2050. Ma c’è un problema: questi alberi richidereanno molta acqua in un paese dove questo è ormai un bene scarso. Anche se la copertura arborea è aumentata dal 12 per cento al 18 per cento della superficie della Cina, molti alberi sono piantati in aree aree semi-desertiche e svuotano la falda acquifera, soprattutto quando si tratta di specie da piantagione a rapida crescita.

Secondo uno studio dell’Università Ambientale del Colorado”in un decennio ciascun americano ha gettato quattro milioni e mezzo di tonnellate di carta da ufficio e circa 10 milioni di tonnellate di carta di giornale … quasi tutta questa carta potrebbe essere riciclata”: una tonnellata di carta riciclata consente di risparmiare oltre una tonnellata e mezza di legname (1.682 chili) e 90.849 litri d’acqua; usa il  64 per cento in meno di energia e il 50 per cento di meno acqua, genera il 74 per cento in meno di inquinamento atmosferico, salva 17 alberi, e crea cinque volte più posti di lavoro, rispetto a una tonnellata di carta di prodotta con cellulosa vergine.
Insomma, avrebbe senso usare carta riciclata per produrre carta igienica, l’unico prodotto cartaceo che non può essere riciclato dopo l’uso. Perché allora non succede?

Fonte: http://www.salvaleforeste.it

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