Secondo i PM il sacerdote si sarebbe servito di un conto corrente aperto presso lo Ior per dare una mano al proprio zio a riciclare il denaro sporco. Il prete si chiama Orazio Bonaccorsi e stando a quanto sostenuto dagli inquirenti avrebbe riciclato circa 250mila euro attraverso un conto corrente aperto allo IOR. Il denaro si presume provenga da una truffa allo Stato per un totale di 600mila euro, realizzata da suo padre e suo zio con i fondi destinati alla Sicilia. Le indagini da parte della Guardia di Finanza, sarebbero partite grazie ad una segnalazione del UIF (Ufficio anti riciclaggio della Banca d’Italia), circa gli spostamenti delle somme indicate. Oltre al prete, nell’inchiesta sono indagate altre 3 persone tra cui un imprenditore che avrebbe emesso false fatturazioni al fine di agevolare la truffa, un ragazzo di 24 anni non ben connotato in tutta la vicenda e due consulenti d’azienda. Lo zio del prete, Vincenzo Buonaccorsi, è stato condannato per associazione mafiosa, per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e per intestazione fittizia di beni. Secondo la ricostruzione fatta dalla Guardia di Finanza, Vincenzo Buonaccorsi, titolare di un’azienda nel campo dell’agro-ittico, in provincia di Siracusa, avrebbe ottenuto dei fondi destinati alla regione Sicilia. Ma il fatto strano è che l’azienda è intestata ad Antonino Bonaccorsi, padre del prete indagato, il quale, quest’ultimo, avrebbe versato i soldi sul suo conto corrente privato aperto presso la Banca Vaticana (IOR) per poi restituirli in seguito. I Magistrati sostengono che questa operazione abbia generato confusione rendendo difficile la possibilità di risalire al destinatario finale dei soldi.

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