Mentre il livello dell’acqua del Mekong si abbassa, toccando il minimo storico dell’ultimo mezzo secolo, cresce la tensione internazionale. La Cina, il gigante regionale attraverso cui scorrono le acque del più grande corso d’acqua navigabile del Sud-est asiatico, è di nuovo sotto il fuoco incrociato dei paesi vicini.
Gli ambientalisti e una parte dei media regionali accusano le dighe cinesi in costruzione di provocare il drastico calo del livello dell’acqua, che oramai si estende dalla Birmania, alla Cambogia, al Laos, alla Thailandia e al Vietnam.

“Le modifiche quotidiane del sistema idrico del fiume Mekong e del flusso dei sedimenti,sono già stati indicati da diversi studi scientifici, come strettamente legate alla costruzione delle dighe in Cina – dichiara Save the Mekong, una rete di associazioni e gruppi di base – Le comunità a valle nel nord della Thailandia, Birmania e Laos hanno sofferto la perdita di risorse ittiche e di piante acquatiche che incidono sulle economie locali e sui mezzi di sussistenza”.
Secondo International Rivers stimano che, a causa delle dighe, le perdite in termini di pescato oscillerebbero tra le 700mila e il milione e mezzo di tonnellate. La pesca è la principale fonte di sostentamento per i 60 milioni di persone che vivono nel bacino del Mekong, e il reddito annuale di pesca nel basso corso del Mekong è dai due ai tre miliardi di dollari.

La stampa thailandese, meno controllata dagli organi govenativi, è anche la più diretta: “con la crisi del fiume Mekong, la Cina sta fallendo la prova di buon vicinato – afferma in un recente editoriale il quotidiano in lingua inglese Bangkok Post – Il problema sta nella decisione unilaterale da parte della Cina di sfruttare il Mekong con otto dighe idroelettriche”.

Colpita da questa ennesima valanga di critiche, la Cina ha assunto l’insolita iniziativa di uscire dal consueto silenzio per scaricare la colpa della la caduta dei livelli del fiume Mekong a una siccità insolitamente dura in tutta questa regione, ricordando che la parte della Cina del Mekong, il Lancang, rappresenta meno di un quinto del volume di acqua nel fiume. La Cina quindi non potrebbe avere un impatto così massiccio sui livelli dell’acqua a valle.

Una tesi appoggiata dalla Commissione per il fiume Mekong (MRC), un ente intergovernativo per la gestione del fiume: “Non abbiamo alcuna prova diretta che il calo del livello delle acque sia causato dalle dighe cinesi”, ha detto Damian Kean, consulente per la comunicazione della MRC.

Secondo le associazioni ambientaliste pero’, la mancanza di trasparenza da parte della Cina circa il volume di acqua gestito attraverso le dighe, ha alimentato i sospetti: “Se le dighe non contribuiscono alla perdita di livello di acqua nel Mekong, perchè allora la Cina non diffonde pubblicamente le informazioni sul livello di flussi di acqua? – Si chiede Carl Middleton, di International Rivers, a IPS News – I cinesi non hanno pubblicato le informazioni sulle operazioni della sua dighe sul Mekong, mentre servono informazioni dettagliate e corrette, per gestire di un bacino idrografico così complesso”.

“Le comunità rivierasche nel nord della Thailandia ritengono che il cambiamento del livello delle acque sia iniziato dopo la costruzione delle dighe cinesi, influenzando i livelli di pesca”, sostiene Montree Chantavong, della Towards Ecological Recovery and Regional Alliance, una associazione ambientalist con sede a Bangkok.

La Cina ha già completato quattro delle otto dighe previste. L’ultima è la diga di Xiaowan, il cui bacino ha iniziato a sfruttare le acque del Mekong nell’ottobre 2009, viene descritta come diga ad arco più alta del mondo.

Fonte: http://www.salvaleforeste.it

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