Tutti noi ieri abbiamo ricordato, con commozione mista a rabbia, il drammatico omicidio del giudice Giovanni Falcone, quel 23 maggio del 1992. Nel 18° anniversario della strage di Capaci  dobbiamo purtroppo constatare, con profonda amarezza, che la situazione in Italia è peggiorata, arrivando ad un tale livello di infiltrazione mafiosa da non poter più distinguere la mafia dallo Stato. E se questo dramma potrebbe farci passare ogni illusione di una possibile vittoria del giusto e dell’onesto, sul criminale, corrotto e omertoso, sono proprio le parole di Falcone che dovrebbero ricordarci che vincere la mafia è possibile, perché “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”.

Il sogno di tutti noi è che quella fine arrivi al più presto. Dal sogno alla realtà però la strada sembra talvolta impossibile da individuare, difficile da percorrere quando pensiamo di avere trovato la via giusta. Dagli amici di Genova, de La Casa della Legalità, arriva però un appello importante che contiene una proposta concreta, realizzabile, sulla quale possiamo impegnarci per intraprendere l’unico cammino possibile per una società libera da tutte le mafie.

Riportiamo in questo post la parte più concreta della proposta, sulla quale anche noi possiamo impegnarci per ottenere dalla pubblica amministrazione e dagli enti locali, Provincia, Comune, Regione, quella trasparenza che davvero potrà consentire l’emersione di almeno una parte di quei fenomeni collusivi che stanno sottraendo risorse al nostro Paese, e togliendo ogni speranza ai cittadini più onesti, perché fortunatamente esistono ancora milioni di italiani pronti a lavorare per un’Italia migliore, un’Italia più pulita, onesta, solidale. Dobbiamo solo trovare il modo giusto perché questa volontà trovi nell’azione di liberi cittadini una giusta realizzazione.

Ecco quindi la proposta, che accogliamo con grande entusiasmo, de La Casa della Legalità, proposta che potremmo formalizzare e sottoscrivere anche con altri movimenti attivi sul territorio, presentandola unitariamente a Comune, Provincia e Regione, per capire fino a che punto c’è la capacità di tradurre le promesse di “trasparenza” in azioni concrete!

UNA SEMPLICE PROPOSTA DI PREVENZIONE
che garantisce il controllo sociale ed anche di chi di dovere:

Le Regioni, le Province ed i Comuni, le Società partecipate (anche per una sola semplice quota societaria) e collegate, le imprese che hanno concessioni, appalti e incarichi (a partire dai project financing) dagli Enti locali e dalle Società partecipate (e collegate) devono mettere online sui propri siti internet:
a) lista dei fornitori (con indicazione del valore economico e della tipologia), con indicazione della compagine societaria storica degli stessi ed eventuali partecipazioni in altre società;
b) lista delle offerte (da quella “vincitrice” a tutte le altre, con indicazione della compagine societaria storica degli stessi) per trattative private e gare d’appalto, con Verbali e Determinazioni di assegnazione, descrizione del capitolato, eventuali subappalti e liste dei fornitori ed eventuali varianti in corso d’opera (con indicazione di variazioni di costo);
c) tutti gli incarichi diretti che vengono assegnati con indicazioni di tipologia e costo (non solo per le consulenze, ma anche per i servizi e lavori) ed anche qui con indicazione della compagine societaria storica degli stessi ed eventuali società o consorzi collegati;
d) tutte le indicazioni sui progettisti, partner finanziari e subappalti (con le rispettive indicazioni delle compagini societarie storiche);
e) la lista di tutti i contributi (finalizzati o a fondo perso) e finanziamenti pubblici (ed agevolazioni) che vengono assegnati e riconosciuti dagli Enti locali (dai Comuni alla Regione passando per le Società Partecipate, Enti controllati e Ue) a società ed associazioni di imprese o associazioni di ogni genere, con indicazione dei soci delle stesse;
f) la lista dei dirigenti e funzionari responsabili, oltre che degli assessori e consiglieri, e di quanti vengono nominati dagli Enti in Cda o Comitati di Gestione, con l’indicazione non solo del reddito e stato patrimoniale attuale degli stessi, ma anche delle eventuali partecipazioni in società private degli stessi e dei parenti e congiunti (sino al 2 grado), oltre che l’eventuale dipendenza degli stessi – così come dei parenti e congiunti sino al secondo grado – per società in rapporti con società pubbliche o partecipate e/o che operino con appalti e incarichi (diretti o indiretti) derivanti dall’azione dell’Ente pubblico stesso o società partecipata (o collegata) per concessioni/convenzioni.

Inoltre i Comuni devono pubblicare online sui propri siti:
– la lista delle domande e concessioni di licenze commerciali (comprese le autorizzazioni per i cosiddetti “circoli”) con nominativi dei titolari e responsabili (in caso di società anche i dati della visura storica della stessa);
– la lista delle concessioni edilizie che vengono rilasciate, con indicazione delle ditte incaricate dei lavori, dei progettisti e delle proprietà (e degli eventuali passaggi di proprietà avvenuti nell’arco dell’ultimo anno), oltre che le eventuali varianti in corso d’opera;

Le Regione, le Provincie ed i Comuni dovranno mettere online anche tutte le pratiche e pareri di VAS, VIA, screening ed ogni variante agli strumenti di Pianificazione (PUC, Piani di Bacino, PTCT, Piano delle Cave,…) con l’indicazione del richiedente (e se si tratta di società o più società indicando anche le compagini societarie storiche delle stesse ed eventuali società collegate), oltre alle eventuali osservazioni giunte in merito ed i provvedimenti adottati dagli Enti e dalle Conferenze di Servizio (con pubblicazione dei relativi verbali, indicanti anche i partecipanti ed i voti espressi).

La Regione e le Province dovranno pubblicare anche sul proprio sito internet tutte le autorizzazioni inerenti:
– i movimenti terra e di materiali da cava;
– le società che effettuano movimentazioni di rifiuti e rifiuti speciali;

– le pratiche inerenti concessioni di deroghe per i vincoli esistenti;
– i provvedimenti di sanzione per reati ambientali adottati nell’ambito del proprio territorio;

– le società che operano movimenti terra e/o che hanno incarichi di bonifica (con indicazione tipologia e sito specifico di partenza, stoccaggio e deposito) nell’ambito del territorio di propria competenza;
– le eventuali stipule di convenzioni con Società private (come ad esempio per macchinette distribuzioni bevande/alimenti, ticket ristorazione, servizi mensa,…) stipulate dall’ente, con l’indicazione delle altre offerte pervenute e rigettate, e relative informazioni da Visura camerale relative al soggetto prescelto ed agli esclusi.

I Comuni dovranno inoltre rendere noti online sul proprio sito anche:
– le società (pubbliche e private) che conferiscono rifiuti in discariche o impianti collocati nel proprio territorio o di proprietà di società partecipate;
– i provvedimenti di sanzione per reati ambientali adottati nell’ambito del proprio territorio;
– le società che operano movimenti terra e/o che hanno incarichi di bonifica (con indicazione tipologia e sito specifico di partenza, stoccaggio e deposito) nell’ambito del territorio di propria competenza.
– la lista degli autotrasportatori che operano nei mercati generali (fiori, pesci, carne, ortofrutta) siti nel territorio di competenza che siano assegnati a gestione di terzi o direttamente gestiti da società pubbliche o miste;
– le concessioni di variazione di destinazione ad uso di aree, palazzi, impianti industriali, strutture ricettive e di culto, con indicazione anche del gestore/proprietario o del soggetto a cui viene assegnata la concessione;
– la graduatoria per le assegnazioni di immobili comunali e delle case popolari, ivi comprese quelle costruite da privati per l’edilizia convenzionata, oltre che quelle relative agli immobili (abitativi o commerciali) di competenza di società pubbliche; oltre che, per ogni provvedimento adottato in “deroga” alle graduatorie, con l’indicazione della motivazione e del beneficiario.
– le eventuali stipule di convenzioni con Società private (come ad esempio per macchinette distribuzioni bevande/alimenti, ticket ristorazione, servizi mensa,…) stipulate dall’ente, con l’indicazione delle altre offerte pervenute e rigettate, e relative informazioni da Visura camerale relative al soggetto prescelto ed agli esclusi.

Iniziamo da qui, perché in questo modo si renderebbe possibile una verifica in tempo reale. Si chiama prevenzione e trasparenza. Non è complesso e non comporta manco mezzo euro di spesa, ma solo lo svolgimento di quelle verifiche e di quei controlli che gli Enti locali, le società partecipate e chi opera con concessioni e incarichi pubblici, deve adottare. Le Pubbliche Amministrazioni come risponderanno? Per ora, pur potendolo già fare non l’hanno fatto.

Questo è, quindi, per iniziare, se mai volessero iniziare. Poi ci sono le altre proposte che riguardano sempre l’assunzione di responsabilità delle comunità locali… Una di queste è quella di costituire Commissioni, Osservatori o Consulte – chiamatele come volte – autonome ed indipendenti, a livello comunale per le grandi città metropolitane o a livello regionale, composte da persone e associazioni autonome ed indipendenti, esterne ai partiti ed alle lobby politico-economiche.


La parola d’ordine contro le infiltrazioni mafiose è PREVENZIONE!

Un’altra è quella che riguarda direttamente il mondo economico e riprende l’iniziativa già messa in campo dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia.

Non solo prendere parte attiva con costituzione del fondo antiusura e nel dare assistenza a quanti devono denunciare, o ancora con la costituzione di parte civile nei processi, ma battere al “setaccio” le aziende iscritte nel proprio registro. Infatti è qui che le società devono passare tutte per attivare su quel territorio la propria attività di copertura degli affari sporchi e del riciclaggio.
Ed allora occorre che le Camere di Commercio monitorizzino e segnalino costantemente ogni operazione sospetta, dalle società che nascono da nulla ma con disponibilità di ingenti capitali a trasferimenti di rami di azienda ed apertura di unità locali di società “lontane”, alle quote ed incarichi societari di persone già note agli Uffici, così come le coperture fiduciarie e le proprietà estere e nei paradisi fiscali… ma anche le eventuali assenze di certificazione antimafia sulla base delle indicazioni degli Uffici prefettizi competenti. Per fare questo serve costituire un pool di funzionari appositamente incaricati in ogni sede, che passino in rassegna e verifichino le anomalie da segnare nel diversi settori, a partire da quelli del movimento terra, degli autotrasporti, dell’edilizia e delle bonifiche ambientali, delle energie rinnovabili… Occorre partire dalle società e cooperative che svolgono attività speculativa o grandi opere e interventi per conto o con concessioni di Enti o Società pubbliche.
Serve un coordinamento che permetta verifiche incrociate con il Catasto, l’Ispettorato del lavoro, l’Agenzia delle Entrate, oltre che con le Prefetture, al fine di poter individuare le sacche di lavoro nero, l’evasione fiscale e contributiva… e che – se vi fosse la disponibilità delle informazioni dagli Enti locali (la proposta della trasparenza sopra indicata) – permetterebbero di individuare da subito se hanno rapporti ed incarichi con gli Enti locali, le società partecipate (e quelle da queste controllate) oltre che su interventi e lavori di rilievo per cui vi è stata una concessione/autorizzazione pubblica. Inoltre attraverso questa attività di controllo possono essere individuate tempestivamente e monitorate – e quindi segnalate – le anomalie del settore commerciale, altro tassello del riciclaggio e della rete sui territori delle organizzazioni mafiose.

Questioni qui velocemente indicate, che non comportano alcuna nuova norma o legge, che possono se si vuole essere attuate da subito, sia nell’ambito delle Pubbliche Amministrazioni sia in quello dell’economia locale. Infatti se la parte pubblica deve fare il proprio dovere anche la parte privata dell’economia deve muovere i suoi passi. Deve farlo soprattutto oggi, quando le mafie, con la propria disponibilità di denaro liquido, sono in grado di intervenire per acquisire attività e società già avviate ma in crisi, così da usare nomi noti dell’economia locale a loro non immediatamente riconducibili. Servirebbe la collaborazione degli Istituti bancari, così come dei commercialisti e dei notai… collaborazione che troppo spesso – praticamente sempre – manca. Ma se si inizia con un’attività tra Enti locali e Camere di Commercio, allora forse anche nelle banche e tra i professionisti qualcuno capirà che è giunto il momento di rompere ogni indugio, e quindi farse parte attività dell’azione di contrasto alle organizzazioni mafiose.

Questo si può fare da subito, non costa nulla… poi vengono le possibili modifiche normative e le integrazioni alle Leggi vigenti che possono venire, ad esempio, con leggi regionali. Ma su questo torneremo più avanti. Anche perché sarebbe troppo comodo per chi ha le responsabilità nelle Regioni e negli altri Enti locali nascondersi dietro: stiamo studiando le nuovi leggi… faremo! No, serve un segnale subito, fare le cose che abbiamo indicato è possibile a partire da domani ed allora capiremo se nelle Pubbliche Amministrazioni così come nei palazzi delle Regioni vi è o meno la volontà politica. Se non fanno quello che già oggi è possibile, possiamo pensare che approvino (e poi applichino) nuove norme e leggi? Noi crediamo di no, e crediamo che anzi potrebbero – come sempre hanno fatto – sfruttare l’iter legislativo per far scorrere il tempo e non fare nulla di concreto.

Noi dobbiamo vincere l’indifferenza e la propensione alla convivenza e contiguità che è quella che ha permesso alle mafie di radicarsi e consolidare il proprio potere e la propria ricchezza. Farlo significa assumersi la propria dose di responsabilità ed incrinare il muro di omertà e silenzio che avvolge gli affari delle organizzazioni mafiose. Certo, bisogna metterci la faccia e non retorica ed ipocrisia… ma se si vuole si può fare e pure da subito!

La mafia può entrare se qualcuno (cioè il Potere locale, politico ed economico) gli apre la porta e non la caccia. Se le mafie trovano un muro impenetrabile non possono imporsi, non possono corrompere se si è incorruttibili… Ed allora ecco che si comprende perché oggi, anziché fare tante parole di retorica sul ricordo delle vittime di Capaci, come Casa della Legalità preferiamo avanzare queste proposte… perché, se rispetta davvero il lavoro promosso da Falcone e si comprende quanto ci aveva insegnato con il suo lavoro, dobbiamo evitare che si contigui a dire che la lotta alla mafia è competenza della Magistratura e dello Stato (come se questo fosse altra cosa rispetto alla comunità tutta)… Noi siamo convinti che ognuno debba fare la propria parte, mettendoci la faccia. Si chiama: assunzione di responsabilità!

Un ringraziamento speciale a Christian Abbondanza ed a La Casa della Legalità

Simonetta Zandiri

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