I flussi di turisti cinesi verso l’Italia dal 2010 al 2015 sono raddoppiati fino a raggiungere quota di 137 milioni di viaggi intercontinentali nel 2017, con la previsione che diventinooltre 160 milioni nel prossimo biennio. “Ma l’Italia ancora non è pronta, ancora non ha capito come sfruttare le sue potenzialità”. Parola di Giuliano Noci, prorettore per la Cina del Politecnico di Milano, intervenuto nel corso della presentazione dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo
“Ci sono circa 400 milioni di consumatori che hanno la stessa capacità di spesa degli Occidentali. Inoltre sono mutate le esigenze e le richieste dei viaggiatori cinesi. Di questo, però, l’Italia non si è ancora accorta e sconta un gap da colmare rispetto ad altri Paesi europei: in Europa siamo all’ottavo posto per la ricettività di turisti in arrivo dalla Cina. Si potrebbero fare performance decisamente migliori”, aggiunge Noci. Che mette sul tavolo le motivazioni per cui il Belpaese è costretto a “rincorrere”.
Il gap
“Prima di tutto c’è un problema diconnessioni: l’Italia è poco raggiungibile e spesso è il secondo Paese di visita di un turista cinese che passa dalla Germania o dall’Austria. In secondo luogo, gli operatori italiani devono migliorare la qualità di storytelling”.

fonte aduc

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