Tra Alta Fedeltà e About a Boy – Un ragazzo, “gli adattamenti dei romanzi di Nick Hornby” sono praticamente diventati un genere cinematografico a sé – un genere per altro molto amato. Per i cineasti attratti dalle commedie realistiche, come il sottoscritto, Nick Hornby è un vero punto di riferimento. Anche Juliet, Naked – Tutta un’altra musica presenta gli irresistibili tratti caratteristici dell’autore: una forte ossessione per la cultura pop; dei personaggi moderni, pieni di idiosincrasie e costruiti con empatia; una miscela ben calibrata di umorismo e affetto velato; una prospettiva saggia sulla natura della vita. Il fatto che la storia fosse incentrata su un fandom musicale quasi folle mi ha fatto venire ancora più voglia di vederla trasposta sullo schermo. Io stesso sono un fanatico della musica, anche se sto guarendo (negli anni Ottanta sono stato anche il primo bassista della band punk Lemonheads).

Quando questo gruppo di apprezzati produttori (Judd Apatow, Barry Mendel, Albert Berger e Ron Yerxa) mi ha contattato per coinvolgermi in un adattamento del romanzo di Nick Hornby Tutta un’altra musica, a cui stavano lavorando con Tamara Jenkins e Jim Taylor, sono stato subito entusiasta dell’idea.

Mi sono affezionato subito a questa storia molto insolita. Annie (Rose Byrne) si trova da quindici anni in una sorta di triangolo amoroso con il suo compagno Duncan (Chris O’Dowd) e l’ex rocker Tucker Crowe (Ethan Hawke), che vive da recluso e che Duncan adora a distanza. Duncan gestisce un forum su cui altri uomini con la stessa passione per Tucker Crowe portano avanti discussioni aggressive su delle opinioni molto simili. Venticinque anni fa, Crowe ha registrato Juliet, un album sulla fine di una storia, e poi è scomparso all’improvviso. Ma i suoi fan, per lo più maschi, hanno creato un archivio di riferimenti oscuri a performance, demo e locandine di concerti. Il fandom funziona in modo tale da non attirare persone come Annie, la quale però, scrivendo una recensione che stronca il demo acustico di Juliet, appena uscito con il titolo Juliet, Naked, fa nascere una relazione con il musicista stesso.

Io e Evgenia Peretz, mia sorella nonché partner creativa, abbiamo scavato nel legame tra Annie e Tucker. Attraverso un rapporto epistolare, i due passano in rassegna la loro vita e si dedicano reciprocamente un’attenzione che, nelle rispettive esistenze, è dolorosamente assente. Entrambi vengono a patti con i rispettivi rimpianti, due facce opposte della stessa medaglia. Tucker ha molti figli sparsi per il mondo, ma ha mandato all’aria i rapporti con tutti, escluso uno. Annie ha sprecato i suoi anni migliori stando accanto a Duncan, un bambinone deciso a non avere figli. Adesso che si avvicina ai quaranta, si rende conto che ha fatto un terribile errore e che desidera ardentemente un figlio. Man mano che il loro rapporto si approfondisce, Annie e Tucker alimentano reciprocamente la speranza che forse non è troppo tardi per cambiare il corso della propria vita.

Uno spettatore ha brillantemente definito questa pellicola “un film di formazione per persone di mezza età”. Per me questo concetto coglie esattamente l’emozione che ci porta a raccontare storie e fare film: la speranza che ogni singolo progetto ci permetta di rielaborare i preconcetti sulla nostra stessa vita e di continuare a crescere.

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