“Jesse è riuscito a radunare esattamente il cast che voleva” ricorda Albert Berger. Barry Mendel ricostruisce la cronologia della selezione: “Abbiamo cominciato a inviare il copione agli attori verso l’inizio del 2016. Eravamo stati contattati da alcune attrici che volevano interpretare il ruolo di Annie e abbiamo fatto vari provini. Avevamo già una buona esperienza di lavoro con Rose. Io avevo lavorato con lei in Le amiche della sposa, sempre con Judd, e lui aveva fatto con lei anche In viaggio con una rock star. Eravamo felicissimi di avere in mano un film in cui Rose avrebbe potuto avere il ruolo principale, perché sentivamo che aveva un potenziale che non era ancora venuto alla luce e che il pubblico non aveva ancora visto”.

Il fulcro della storia è il personaggio di Annie, “una donna che ha delle ambizioni, ma che, per una serie di circostanze e di obblighi, è intrappolata in una piccola città di provincia sulla costa dell’Inghilterra” spiega Ron Yerxa. “Annie gestisce un piccolo museo, che ha rilevato dopo la morte del padre. Vive con l’uomo più carismatico possibile, un docente universitario piuttosto pedante, con cui sta da quindici anni. Insieme conducono una vita un po’ da dottorandi, impostata sulle ossessioni nerd e culturali di Duncan, mentre lei vorrebbe qualcosa di più.”

“Rose è stata tra le prime a cui abbiamo fatto il provino, perché da anni era appassionata di quel romanzo. Mi era sempre piaciuta come attrice, si era sempre dimostrata divertente, empatica e in grado di trasmettere emozioni”, ricorda Peretz. “È un grande piacere lavorare con lei. Abbiamo parlato a lungo del personaggio e Rose ci ha dato un grande contributo nell’ultima fase della sceneggiatura, quando ci siamo resi conto che Annie non era abbastanza caratterizzata, perché ha trovato il modo di vivacizzarla senza farci inventare cose non presenti nel libro, riuscendo comunque ad aggiungere qualche particolare divertente. Dato che Annie si prende sempre cura di tutti, ci è voluto un po’ per perfezionare questi aspetti”.

Berger concorda: “Io e Ron avevamo sempre ammirato Rose Byrne. Non è inglese, ma è bravissima a riprodurre gli accenti. Inoltre si cala perfettamente nella parte. È un camaleonte; si è trasformata in Annie. Riesce a conferire al personaggio una grande empatia. È bellissima, ma permette subito di identificarsi con lei. E, particolare forse ancora più importante, è bravissima sia nelle tragedie sia nelle commedie”.

Rose Byrne è stata entusiasta del progetto fin dall’inizio: “Ne avevo sentito parlare e avevo pensato ‘Oddio, quanto mi piacerebbe farlo’, perché adoro quel libro. Sapevo che il film lo produceva Judd, con cui avevo già lavorato qualche volta. Molto presto, due anni prima che cominciassimo a girare, ho chiesto un incontro con Jesse Peretz per propormi per la parte. Mi piaceva moltissimo anche lo stile di Jesse.”

Parlandone durante la produzione, i due coprotagonisti tessono le lodi della Byrne. Chris O’ Dowd la definisce così: “Rose è innanzitutto un’attrice bravissima e anche molto divertente. Avevo già avuto la possibilità di lavorare con lei in Le amiche della sposa e ricordo che, durante la promozione del film, si è rivelata davvero divertentissima. È incredibilmente coscienziosa, ma sa anche sfoderare un umorismo pungente. Suscita affetto e anche una grande empatia, ma non si fa mai mettere i piedi in testa. Sa essere intensa e forte, se la vedi in serie TV come Damages, per esempio, ma subito dopo riesce a farti ridere. È davvero un’attrice di grande talento”. Ethan Hawke aggiunge: “È strano quello che succede con gli attori e le parti: quando una parte è giusta per un dato attore, il personaggio è esattamente come si voleva che fosse. Nella mia carriera mi è capitato diverse volte di notare che un ruolo si inserisse alla perfezione nel film. Rose è davvero divertente, bella e affascinante, e questo la rende un’eroina perfetta per una commedia romantica”.

Riferendosi ai suoi precedenti progetti con la Byrne, Mendel conclude: “In base alla nostra esperienza, se c’è di mezzo Rose, anche se si è già entusiasti di quello che si vede sul set, quando si passa al montaggio, si scopre che c’è sempre qualcosa che è ancora meglio di quello che sembrava dal vivo. Rose ha un talento magico, una qualità che pochi attori possono vantare. Molte volte un’interpretazione ti piace mentre sei sul set, ma quando arrivi in sala di montaggio ti accorgi che c’è qualcosa che non ti convince. Con lei è l’esatto contrario, ti fa tutti questi regali e tu, sul momento, neanche te ne accorgi”.

Il Tucker Crowe che Duncan ha adorato in gioventù e che è rimasto nella sua immaginazione è tutt’altra cosa rispetto al personaggio nel momento in cui lo incontriamo nel film. Ron Yerxa lo descrive così: “Tucker vive da vent’anni in un garage trasformato in abitazione, dove ora si occupa del figlio più piccolo. Si è autoisolato dal suo pubblico, probabilmente per punirsi. Adesso sta cercando una sorta di redenzione”.

“Fondamentalmente, per poter fare il film, avevamo bisogno di un personaggio come Tucker”, racconta Mendel parlando della cronologia del casting. “Abbiamo mandato il copione a Ethan nell’estate del 2016 e lui ha risposto “sì”; ricordo che io e Jesse siamo andati a pranzo con lui a Brooklyn. Non sapevamo fino a che punto fosse interessato, sapevamo solo che aveva letto il copione e che era interessato a incontrarci, e questo era un buon segno”.

Ethan Hawke spiega perché ha trovato interessante il copione: “Ti domandi se avrai successo in quella parte e se ti verranno delle idee per renderla divertente. Se farà uscire la tua creatività. Mi ricordo di aver pensato che sarebbe stato davvero buffo se avessi fatto Giovani, carini e disoccupati e poi per venti anni non avessi più fatto film, per tornare infine alla ribalta con questa commedia. Un po’ vorrei averlo fatto, sarebbe stato proprio divertente. In qualche modo sentivo un legame mistico fra i due film”.

Aggiunge Berger: “Ethan era un po’ più giovane del suo personaggio così come era stato descritto e questo poteva costituire un vantaggio perché potevi prendere due piccioni con una fava. Da una parte potevamo dare la parte a un attore dotato di energia romantica, dall’altra Ethan interpreta un personaggio di una certa età. Assegnare la parte a lui è stato un bel modo per trovare un compromesso. È stato divertente perché ci sentivamo un po’ imbarazzati ad offrirgli questo ruolo. Ci sembrava che fosse troppo giovane e temevamo che si offendesse. Dopo aver letto il copione, il commento di Ethan è stato questo: “Beh, sono abbastanza vecchio per poter avere un attacco cardiaco, in questo personaggio non c’è niente con cui non mi possa identificare”. Conclude Yerxa: “Ethan è perfetto per quel personaggio, gli conferisce un gran carisma e molto brio ed è in grado di trasmettere un senso di sofferenza difficile da esprimere.”

“Ethan è un’artista, più che un attore. Penso che sia perfetto per uno come Tucker, che tutti consideriamo più un artista che un esecutore”, racconta Chris O’Dowd, che parla in toni appassionati del suo coprotagonista: “È casinista e sexy, è il tipo di personaggio che fa crescere anche gli spettatori, perciò è fantastico che lo abbia interpretato lui. Quando l’ho saputo, ho pensato: ‘È perfetto, voglio vederlo interpretare una rock star.'”

“Fin dall’inizio per me è stato tutto molto coinvolgente, e anche magico” dice Barry Mendel ricordando il primo incontro, a pranzo a Brooklyn: “Sono venuto via pensando ‘È perfetto, spero che vada in porto’, e così è stato. A quel punto eravamo a cavallo”.

“Quando l’abbiamo incontrato per la prima volta, Ethan ha commentato divertito: ‘Duncan ruberà la scena, la sua è un’ottima parte'” ricorda Barry Mendel. “Mentre leggevo il copione e il libro, Duncan era il mio personaggio preferito per molte ragioni” dichiara Hawke. “Nick Hornby è chiaramente innamoratissimo di quel fan ossessivo e nerd. Si identifica in quella parte, che ricorda da vicino il meraviglioso personaggio di Philip Seymour Hoffman in Quasi famosi, così orgoglioso della sua passione maniacale. Perciò, per molte ragioni, è il mio personaggio preferito”.

Yerxa ci descrive Duncan: “È un bravo ragazzo nerd, ossessionato da questo musicista americano, ormai ritiratosi e poco conosciuto nel resto del mondo. È riuscito a distillare dalla musica di Tucker un significato molto più grande e profondo di quanto ce ne fosse in partenza. Duncan gestisce una chat room dove altri uomini di mezza età affini a lui definiscono la loro vita sulla base dei testi e delle progressioni musicali contenuti nelle opere di Tucker Crowe.”

Il regista Jesse Peretz non aveva dubbi su chi dovesse interpretare quella parte: “In tutta onestà, quando ho letto il copione e il libro, Chris O’Dowd è stato la prima persona che mi è venuta in mente, ancora prima di finire di leggere. Ho pensato: ‘Voglio fare questo film, specialmente se riesco a ingaggiare Chris nel ruolo di Duncan'” ricorda Peretz. “Chris era l’unico con cui avevo già lavorato, perché l’ho diretto in un episodio di Girls. L’avevo trovato così divertente e così bravo a improvvisare che, quando ho finito quell’episodio di Girls, ho pensato: ‘Devo assolutamente fare un film con lui'”.

O’Dowd ricorda: “Barry Mendel, il produttore, mi ha mandato un’e-mail che ho letto mentre stavo facendo un film di fantascienza; la proposta mi è piaciuta un sacco perché non era un altro film di fantascienza! Avevo già lavorato con Jesse Peretz in alcuni episodi di Girls e con Barry Mendel in alcuni film di Judd Apatow e mi ero sempre trovato bene con loro. Perciò ho letto subito il libro, prima ancora del copione, perché mi sembrava un modo più semplice per capire se era una storia che valeva la pena di raccontare. Mi è piaciuta moltissimo, così ho accettato”.

Nonostante l’entusiasmo di O’Dowd per il progetto, il team ha avuto qualche piccolo problema di tempistica. “Circa un mese dopo Chris ci ha informato che sua moglie era rimasta incinta e che lui non poteva lasciare la città per fare il film in primavera, come era stato programmato” ricorda Barry Mendel. “Perciò abbiamo dovuto rinunciare a lui. Abbiamo cominciato a pensare ad altri attori, ma non riuscivamo a trovare qualcuno che fosse davvero bravo come Chris. Alla fine siamo tornati da lui e gli abbiamo chiesto: ‘Se ti aspettiamo, riusciresti a fare il film dopo la nascita del bambino?’ Anche lui era innamorato della parte e gli era dispiaciuto moltissimo rinunciare, così alla fine ci siamo messi d’accordo”.

Peretz si è sentito sollevato: “È l’unico attore di cui posso dire con sicurezza che sarà in grado di cogliere questa ossessione folle e di interpretarla in modo gradevole e divertente, riuscendo in qualche modo a farsi voler bene nonostante faccia quelle cose orribili. È stato uno dei motivi per cui abbiamo continuato a rimandare l’inizio delle riprese, per organizzarci in base ai suoi complicati impegni personali e professionali. Per me era troppo importante averlo nel film”.

Albert Berger riassume così la sfida dell’assegnare il personaggio: “Per Duncan avevamo bisogno di qualcuno che riuscisse a farsi amare. Perché Duncan è assolutamente inconsapevole, dice delle cose che probabilmente non intende dire, perciò il suo personaggio nelle mani sbagliate potrebbe diventare veramente fastidioso. Chris gli ha regalato un grande fascino e un forte umorismo spontaneo. Non puoi fare a meno di volergli bene, anche se è un cretino. Doveva rendere bene sia il nerd ossessionato dalla musica, sia il professore universitario, e far capire perché Annie continuava ad essergli legata dopo quindici anni. Il suo fascino doveva essere evidente, ma allo stesso tempo si doveva capire che lui e Annie erano sostanzialmente fatti l’uno per l’altra. In più, si doveva intravvedere la possibilità che tra lei e Tucker nascesse una relazione che il pubblico potesse accettare. Erano in gioco molte dinamiche importanti: Chris doveva essere piacevole ma non troppo, doveva essere divertente ed esprimere delle emozioni. Era un ruolo molto impegnativo”.

“Chris è divertente per natura, un comico nato” aggiunge Rose Byrne “Ma ha anche un grande talento drammatico, e riesce a trasmetterlo bene. Il problema con un personaggio come Duncan è la sua testardaggine, la sua convinzione che l’album sia la cosa più grande che sia mai stata prodotta, per cui non è ammessa nessun’altra opinione. La frustrazione del personaggio viene da lì. Chris è perfettamente in grado di trasmettere tutto questo al pubblico senza alienarsi le sue simpatie. Perché si tratta di un personaggio complesso. Nel libro la sua psicologia si capisce di più, ma in un film è più difficile esprimerla, per cui bisogna affidarsi al fascino di chi lo interpreta. È come un blocco dello sviluppo, con l’immaturità giovanile che non ti permette di crescere e l’ossessione per la musica. È reso con un umorismo talmente delicato che ci si diverte sempre a guardarlo”.

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