“Avevo già letto qualcuno dei libri di Nick, credo Febbre a 90°. E anche Un ragazzo, quando è uscito, e probabilmente un altro paio, come Alta fedeltà. Nei suoi personaggi maschili c’è una familiarità che capisco molto bene” racconta Chris O’Dowd. “Recitavo in una serie intitolata The IT Crowd; Duncan me l’ha ricordata un po’, è facile immaginarlo in un seminterrato a studiare ossessivamente qualcosa. Per il personaggio di The IT Crowd si trattava di band come i Guided by Voices, per Duncan si tratta ovviamente di Tucker Crowe. In realtà nella vita non sono così maniacale, non sono necessariamente ossessivo, ma vedevo una somiglianza fra i due personaggi. Una sorta di… non è neanche un blocco della crescita, è quasi un ritardo emotivo. Sono personaggi incapaci di coesistere con le donne in modo adulto”.

Il produttore Barry Mendel espande il discorso: “Duncan prende molto sul serio la sua passione e vive profondamente ogni istante. Per questi motivi risulta molto divertente ed è facile identificarsi con lui, perché anche molti di noi sono così. È ossessionato dalla musica, dal cinema, dalla televisione, dalla cultura, ha un’opinione su tutto e cerca di ottenere il meglio dalla vita. Credo che uno degli aspetti fondamentali di Duncan sia che giudica le persone in base ai loro gusti e valuta la vita in base alle proprie opinioni musicali. Un po’ mi riconosco in questo, ma spero di riuscire a guardare oltre e costruire legami importanti anche con le persone che non capiscono e apprezzano l’arte nel mio stesso modo”.

“Non credo che si debba rimanere sempre delusi dai propri idoli se si riesce a incontrarli. Penso che sia più complesso di così” dice Albert Berger, riferendosi al momento in cui finalmente Duncan conosce Tucker. “Indubbiamente Duncan supera il limite quando chiede a Tucker della sua vita personale”.

“Si parla di adorazione da parte dei fan, di amore per l’arte e per la cultura e del significato dell’arte, ci si chiede se abbia importanza se lo spettatore o l’ascoltatore rilevino qualcosa che non era voluto dal creatore di quell’opera” sottolinea Jesse Peretz. Aggiunge Berger: “Qual è il legame tra un artista e un fan? Fino a che punto è sano? Quand’è che si supera il limite? E gli artisti dovrebbero simpatizzare con i fan? Gli artisti vogliono essere letti o ascoltati dai fan, poi chiudono la porta di colpo dicendo: ‘C’è un limite nel legame che voglio creare con voi’. Quella tra l’artista e i fan è una dialettica affascinante che il film affronta in modo unico”.

Parlando del modo in cui l’era digitale ha cambiato il rapporto tra star e fan, Ethan Hawke dice: “Quando Internet era una novità, la trovavo molto inquietante. Mia madre mi scriveva ‘Oh, questa è una bellissima intervista’, io la leggevo e fra i commenti degli utenti trovavo cose incredibilmente disgustose. Adesso invece è quasi un rumore di sottofondo. Non me ne preoccupo più così tanto. È un bel posto per esprimersi, non è molto diverso dall’ascoltare i discorsi della gente nei locali o cose del genere”.

Riflettendo sulla propria esperienza come fan, Hawke aggiunge: “Ci sono fan maniacali del Signore degli anelli o del Trono di spade, ma anche dei Kinks o dei Beatles. Sono sempre stato un enorme fan dei Beatles, li adoro, così come i Kinks. Spesso sono stato fan maniacale di cantanti delle generazioni precedenti alla mia, come Willy Nelson, Kris Kristofferson, Johnny Cash e tutte le star della musica country che hanno influenzato la mia generazione. Sono sempre stato un grande fan di questi artisti”.

“Duncan è sicuramente un fan ossessivo della cultura, o quantomeno si considera tale. E un po’ lo sono anch’io”. O’Dowd riflette sui propri atteggiamenti da fan: “Non credo di essere così ossessionato da un solo tema. Ho amici che lo sono, specialmente dai fumetti; io non sono mai stato appassionato di fumetti da ragazzo, ma trovo che i fan restino comunque fissati su ciò che amano davvero, anche quando smettono di seguirlo. Può trattarsi di un band, di un genere cinematografico specifico o di qualsiasi cosa, non so quale sia il legame, ma è una cosa che ho notato”.

Il produttore Ron Yerxa ci riporta a Juliet, Naked – Tutta un’altra musica: “Probabilmente ognuno di noi è stato ossessionato da un qualche musicista, di cui ha ascoltato un album all’infinito, analizzando ogni sfumatura dei testi in cerca di significati nascosti. Nel caso di questo libro si tratta di un artista noto soltanto a un paio di migliaia di persone che attribuiscono al suo album un valore quasi mistico. La misteriosa scomparsa di Tucker dalle scene ha spinto questi fan a discutere sul significato delle sue canzoni per i successivi venticinque anni”.

Peretz spiega meglio il modo in cui Duncan si rapporta con Tucker: “Oltre al lato ossessivo, Duncan risulta chiaramente colpito dalla musica di Tucker e da quella che considera la messa a nudo delle sue emozioni, anche se Tucker rivela di avere sentimenti diametralmente opposti. Credo che Duncan abbia un legame ossessivo ancora più profondo perché Tucker è scomparso. Le tracce da cui Duncan è ossessionato si portano dietro domande senza risposta che alimentano l’ossessione. Nella sua ossessività culturale c’è anche la componente soggettiva di tutte le speculazioni con cui colma le informazioni mancanti”.

Yerxa riflette sul motivo per cui Hornby torna regolarmente al tema degli snob culturali: “Conosciamo tutti qualcuno che si lancia in grandi discussioni sulla definizione di buon gusto. Cosa rende una canzona fantastica o un film terribile? Juliet, Naked – Tutta un’altra musica si chiede se sia giusto stabilire il valore o l’intelligenza di una persona sulla base della sua risposta ai beni culturali e se questo non sia invece uno spreco di energie ed emozioni a scapito dei legami umani più autentici”.