Hart Island (New York), l’ultima dimora degli “ultimi”. Le fosse comuni durante il Coronavirus

Le fosse comuni ad Hart Island (New York) per i morti di coronavirus, sono una immagine che colpisce come pugno.

Hart Island, è il cimitero degli homeless (senza casa); dei morti trovati per strada, alla cui identità non si riesce a risalire; dei morti che non vengono “reclamati” da parenti, degli immigrati che non avevano documenti addosso.

Sull’isola sono state sepolte in un secolo oltre 1 milione di persone. Oggi, continua ad essere l’ultima dimora degli “ultimi”…

Hart Island è il cimitero più grande degli Stati Uniti. Oltre 1 milione di “anime” sono seppellite in grandi fosse comuni. Prima che arrivassero i coloni, l’isola era di proprietà degli Indiani. Durante la Guerra Civile, fu una prigione per i confederati e per i nordisti un campo di addestramento. Sull’isola vennero costruite varie strutture, che nel tempo furono utilizzate per vari usi: ricovero per poveri, prigione e sanatorio. Nel 1868 la città di New York comprò l’isola da Edward Hunter (il proprietario di quel tempo) per circa 75mila dollari, e venne deciso che sarebbe stata l’ultimo ritrovo terreno degli “ultimi”, di coloro che nessuno reclamava, di immigrati senza documenti e di coloro che non si potevano permettere una sepoltura.

Hart Island, viene definito uno dei luoghi più solitari della terra, ma se i morti avessero voce, allora sarebbe “tremendo” il frastuono di oltre un milione di persone… nelle viscere di quella piccola isola attaccata, ad uno sputo dal Bronx i morti sono sepolti in bare impilate sotto terra, di solito tre alla volta. Ogni pila ha accanto a sé un’altra pila, e poi un’altra ancora, fino a riempire il rettangolo di terra destinato alle sepolture.

Oggi, durante questa tremenda pandemia, l’isola continua ad “accogliere” silenziosamente gli ultimi… ancora una volta nessuno li piange, nessuno li accompagna…