Per arginare l’epidemia di Covid-19 nelle favelas brasiliane il governo del presidente brasiliano di estrema destra, Jair Bolsonaro, ha avviato un dialogo con narcotrafficanti e milizie che dettano regole nei quartieri piu’ poveri e sovraffollati del Paese. “Dobbiamo capire la cultura e la dinamica al loro interno. Dobbiamo comprendere che sono luoghi in cui lo Stato e’ spesso assente, e chi comanda li’ e’ il narcotraffico, sono le milizie”, ha detto in conferenza stampa il ministro della Salute, Luis Henrique Mandetta. “narcos e capi milizie sono anche esseri umani desiderosi di collaborare, di aiutare e partecipare. Un primo test in quella direzione e’ gia’ stato fatto”, ha aggiunto il ministro senza fornire ulteriori dettagli. L’annuncio di Mandetta e’ arrivato poco dopo la conferma dei primi 8 morti nelle favelas di Rio de Janeiro, di cui 5 a Rocinha, la piu’ grande della megalopoli, e altre 3 a Manguinhos, un vasto agglomerato di casupole nel nord della citta’. La situazione e’ altrettanto critica a Paraiso’polis, la seconda piu’ grande favela a San Paolo con 100 mila occupanti. Dopo i primi decessi e contagi da Covid-19 si teme sempre di piu’ che l’epidemia dilaghi in quartieri contrassegnati da un’elevatissima densita’ abitative e scarse, se non inesistenti, strutture sanitarie. Ultimi tra gli ultimi in Brasile, gli abitanti delle favelas – in tutto 13 milioni di persone, il 6% della popolazione – non hanno aspettato di ricevere aiuti dallo Stato centrale, che difficilmente arriveranno in tempo per arginare i contagi. In alcune delle favelas, come a Paraiso’polis, i residenti si stanno gia’ rimboccando le maniche e fronteggiano da soli l’epidemia, i cui effetti in quel luogo potrebbero essere davvero devastanti. Il Brasile e’ il Paese sudamericano maggiormente colpito dal nuovo coronavirus, con 15.927 casi confermati e piu’ di 800 morti secondo l’ultimo bilancio diffuso dal ministero della Salute.