Scarti dell’anguria per il carburante del futuro

In Israele, l’anguria Malali non è tanto conosciuta per la sua polpa gustosa, quanto piuttosto per i suoi semi croccanti, che sono l’unica parte dell’anguria che viene utilizzata. Il resto del frutto viene gettato nel campo dove va sprecato.
Un nuovo studio israeliano ha scoperto che i residui del frutto possono essere utilizzati per produrre etanolo, un carburante biologico alternativo per veicoli, che è anche il principale ingrediente dell’alcol.
L’anguria Malali prende il nome dal villaggio di Kfar Malal, situato nel centro di Israele, dove la varietà è stata coltivata per la prima volta. Oggi l’anguria Malali viene coltivata, in Israele, su un’area complessiva di 40.000 dunam. A differenza di altre varietà israeliane, che contengono pochi semi, o addirittura nessuno, l’anguria Malali ne è piena. Le coltivazioni locali di anguria forniscono al settore alimentare circa 2.800 tonnellate di semi l’anno.
A un certo punto della crescita, gli agricoltori smettono di annaffiare le angurie per circa due settimane, il che provoca uno stress fisiologico dei frutti. Questo stress incoraggia i meloni a prendersi cura della “prossima generazione”, accelerando il processo di maturazione dei semi.
Quando i semi sono maturi, una mietitrebbia separa i semi dal frutto e li raccoglie.
Tuttavia, la polpa e la buccia, che insieme costituiscono il 97% del peso dell’anguria, non vengono raccolte ma gettate nel campo.
“Lo spreco qui è chiaro e lampante”, dice Yoram Gerchman, professore associato del Dipartimento di Biologia e Ambiente dell’Università di Haifa e dell’Oranim Academic College, che ha supervisionato la ricerca condotta da uno dei suoi studenti presso il suo laboratorio.
Questo spreco ha anche delle conseguenze ambientali. La polpa costituisce il 59% del peso dell’anguria Malali, ma non viene venduta come alimento perché la varietà Malali non è famosa per il suo gusto. Pertanto, ogni anno, circa 56.000 tonnellate di polpa di anguria vengono sprecate nei campi, 5.600 tonnellate delle quali sono zuccheri. Quando vari batteri e funghi nel terreno iniziano a cibarsi degli zuccheri, rilasciano gas serra (per lo più diossido di carbonio), che contribuiscono all’effetto serra, e quindi alla crisi climatica.
I ricercatori calcolano che, ogni anno, vengono emesse nell’atmosfera fino a 8.200 tonnellate di anidride carbonica, a causa degli scarti dell’anguria. Altra anidride carbonica viene rilasciata durante il processo di produzione dell’anguria, a causa dell’uso di strumenti agricoli, fertilizzanti, e acqua – e tutto per un prodotto che viene sprecato al 97%.
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno preso in esame la possibilità di produrre etanolo dalla polpa dell’anguria.
Oggi, vi sono motori alimentati da etanolo, ma anche un normale motore a benzina può funzionare con benzina contenente fino al 10% di etanolo.
Uno dei benefici associati all’uso del bio-etanolo, e dei biocarburanti in generale, è la riduzione della dipendenza dai carburanti fossili: carbone, petrolio, e gas naturale, le cui riserve vengono depauperate senza la possibilità di essere rigenerate, e il cui utilizzo produce notevoli emissioni di gas serra.
Nel piccolo stato di Israele, dove è ancora necessario importare la maggior parte delle sementi cerealicole che vengono consumate, non vi è attualmente un’industria dell’etanolo. L’utilizzo degli scarti dell’anguria, tuttavia, consentirà la produzione di etanolo senza sprecare terreni agricoli.
Quando un’anguria non viene annaffiata, perde i suoi liquidi, ma non il suo contenuto di zuccheri. Pertanto, la percentuale di zucchero presente nelle angurie Malali mature è alta, arrivando al 18%, contro solo il 10% delle varietà edibili.
Oltre all’etanolo, i ricercatori hanno, poi, preso in esame la possibilità di usare gli scarti dell’anguria per produrre licopene: un integratore alimentare venduto nei negozi di alimenti naturali come antiossidante. Il licopene, che è presente in grandi quantità nell’anguria e che le conferisce il suo colore rosso, viene generalmente prodotto da pomodori coltivati proprio per questo scopo.
Gerchman spera che, in futuro, la produzione di etanolo dagli scarti di angurie possa diventare una realtà implementata nei campi.
Va sottolineato, tuttavia, che, dal momento che l’industria israeliana delle angurie è piuttosto piccola, la quantità di etanolo che può essere prodotta con questo sistema è, secondo i ricercatori, pari a 2.900 tonnellate l’anno (per fare un confronto, la quantità di benzina usata in Israele è di 3,2 milioni di tonnellate l’anno).
Oltre a ciò, la crescita è stagionale, quindi gli scarti sono disponibili solo in determinati periodi dell’anno. Tuttavia, secondo Gerchman, estrarre etanolo dalle angurie è ancora vantaggio.
Sebbene i ricercatori non abbiano eseguito un’analisi economica completa per verificare la redditività della produzione di etanolo dalle angurie, Gerchman è convinto che sia ancora economicamente redditizia. “Nell’industria dell’etanolo di oggi, la maggior parte dei costi è imputabile alla materia prima, che in questo caso è gratuita”, conclude.

(da Agrapress del 30/07/2020)