Negli ultimi giorni ho ricevuto numerosi messaggi privati. Molti mi hanno chiesto se fosse “opportuno” affrontare certi argomenti, quale fosse la finalità dei miei post e, in alcuni casi, se le mie parole potessero risultare “dannose” per l’associazione L’Alchimista.
Tutti questi messaggi, pur essendo arrivati in forma privata, meritano una risposta pubblica. Perché pubblici sono i miei pensieri, e pubblico è lo spazio in cui li affido: i social, luogo di confronto, di parola e di responsabilità condivisa.
Il concetto di opportunità non deve essere confuso con quello di conformismo. Essere “opportuni” non significa allinearsi alle opinioni più diffuse o tacere per compiacere qualcuno. Significa, piuttosto, avere il coraggio di dire ciò che si ritiene giusto, anche quando può sembrare scomodo. I pensieri diventano “inopportuni” solo quando disturbano interessi o convinzioni consolidate; ma è proprio in quei momenti che assumono valore, perché rivelano un bisogno di autenticità, di verità, di partecipazione reale.
Sono un cittadino di Alfedena, e L’Alchimista è una realtà che vive e agisce in questo territorio. È quindi, per dirla in modo semplice, affare nostro ciò che accade qui. Le mie riflessioni e le attività dell’associazione nascono da un senso di appartenenza, da un desiderio di partecipazione che non è teoria, ma vita concreta.
Le mie posizioni non sono dogmi da accettare ciecamente. Sono punti di partenza, strumenti per aprire un confronto, per generare pensiero, per stimolare una comunità a non restare ferma. Lo stesso vale per le prese di posizione e le iniziative de L’Alchimista: difendere diritti umani, esprimere idee, promuovere dialogo e cultura non è mai un gesto di divisione, ma di costruzione collettiva.
Comprendo bene chi, disilluso, pensa che “tanto non cambia mai nulla”. Ad Alfedena, come mi ha detto un’amica, “c’è sempre un ma”. Eppure il punto è semplice: non esiste alcun fine nascosto in ciò che scrivo o faccio. Non cerco vantaggi personali. La mia è una scelta di partecipazione, così come quella de L’Alchimista, che partecipa alla vita del territorio in modo libero e trasparente.
Per me la partecipazione è come il respiro: un gesto naturale, necessario, vitale. Mi sentirei morire senza. Perché partecipare significa esistere davvero dentro una comunità, non osservarla da lontano. È dire “io ci sono”, anche quando è più facile tacere.
Quando mi contrappongo a un progetto dell’Amministrazione Comunale o di un altro cittadino che si esprime pubblicamente, non lo faccio per spirito di polemica, ma per spirito di democrazia. Il confronto delle idee è il fondamento della libertà. Io non mando PEC private di protesta. Protesto pubblicamente, apertamente, visibilmente, perché credo che la trasparenza, anche quando è scomoda, sia la forma più alta di rispetto verso gli altri.
Continuerò, dunque, a “provocare”, a essere “inopportuno”, a stimolare la discussione.
E a chi, con tono ironico o curioso, mi ha chiesto “ma che ci sei venuto a fare… chi ti ci ha mandato?”, (tradotto in italiano, perché con il dialetto alfedenese, lo ammetto, non sono proprio un talento), rispondo che la risposta è semplice e sincera: sono qui per il richiamo dell’alberone…
Un richiamo che non si spiega con la logica “comune”, ma si sente nel profondo, come qualcosa che ti chiama a restare, a partecipare, a far parte. Perché questo luogo, con le sue contraddizioni, la sua forza e la sua bellezza, in un certo senso mi “appartiene”. E io, nel mio piccolo, appartengo ad esso.
Poco mi importa se la partecipazione viene scambiata per arroganza. Preferisco essere accusato di presunzione piuttosto che di vigliaccheria. Non mi arrendo al “tanto nulla cambia”.
Non condividete le mie idee? Benissimo. Criticatemi, contestatemi, smontate ogni mio pensiero con le vostre argomentazioni. Sarebbe la cosa più bella, il segno che teniamo tutti a questo paese. Perché discutere, confrontarsi, avere opinioni diverse, non divide: unisce.
Come in una famiglia, possiamo scegliere se parlarci per capirci, o rinchiuderci ciascuno nei propri silenzi. Io ho scelto la parola, il confronto, la presenza. Forse sono un chiacchierone, sì, ma almeno respiro.
Gianni Leone






