Il Perù ha la terza foresta pluviale del mondo, dopo il Brasile e la Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di foreste tra le più ricche di biodiversità. Secondo il World Conservation Monitoring Centre, le foreste peruviane ospitano 2.937 specie conosciute di tra anfibi, uccelli, mammiferi e rettili, di cui il 16 per cento sono endemiche (ossia non vivono in altre regioni), e oltre il 7 per cento sono minacciate. Il Perù può inoltre vantare oltre 17 mila specie di piante vascolari, di cui il 31.2 per cento sono endemiche.
Il Perù è stato a lungo risparmiato dalle pratiche distruttive dell’industria del legno, ma nel corso degli ultimi decenni anche nelle sue foreste si è imposta la catena che va dal taglio selettivo, al taglio indiscriminato, fino alla conversione agricola. Secondo la FAO il paese perde tra i 224.000 e i 300.000 ettari di foreste ogni anno.

Il taglio illegale di legname è così divenuto organico alla industria esportatrice peruviana, che di trova così pronta alla flessibilità richiesta dal mercato globale, senza l’impaccio dei vincoli di legge. Le attività illegali si profilano così come le più competitive, mettendo fuori gioco la gestione forestale legale. Secondo le stime dell’Istituto di Ricerca dell’Amazzonia Peruviana (IIAP) il 95% del mogano esportato dal Perù è di origine illegale.

Malgrado le smentite, un dispaccio riservato recentemente pubblicato da Wikileaks, rende noto che lo stesso governo peruviano, stima che una percentuale compresa fra il 70 e il 90% delle sue esportazioni di mogano provengono da operazioni illegali. Secondo il dispaccio confidenziale, il governo peruviano sarebbe al corrente del fatto che il legname illegale viene riciclato usando “documenti falsi, corruzione e abbattimento di alberi al di fuori dei confini delle concessioni”.

 

Ma, malgrado le promesse governative, il traffico di legno illegale è rimasto sostanzialmente impunito.
L’area intatta di foresta amazzonica è ormai ridotta a un decimo della superficie originaria. Nelle aree di foresta secondaria, le ripetute ondate di prelievo legnoso hanno selettivamente eliminato le specie di valore commerciale, mentre nelle aree già collegate da vie di comunicazione, si estendono allevamenti e piantagioni a monocoltura, che recentemente ha visto una nuova impennata, dovuta all’espansione delle colture energetiche.

Fonte: http://www.salvaleforeste.it

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