Sanità, 60% ospedali non rispetta protocolli sicurezza in sala operatoria

Oltre un quarto degli ‘eventi sentinella’ segnalati negli ultimi quattro anni al ministero della Salute hanno avuto origine in sala operatoria, ma sono meno del 40% le strutture ospedaliere che adottano pratiche per la sicurezza in ambito chirurgico. E’ il quadro ad un anno dall’avvio del progetto ‘Manuale di qualita’ e sicurezza in chirurgia’ (Q&S) promosso dalla Societa’ italiana di chirurgi ospedalieri (Acoi), i cui dati sono stati presentati oggi in un congresso a Paestum.
Ad un anno dalla sperimentazione a cui hanno aderito 25 aziende ospedaliere, e’ risultato che il 95% delle strutture aderenti verifica apparecchiature, presidi e farmaci, e il 96% procede alla identificazione del paziente. I dati evidenziano poi che il 94,5% dei 25 blocchi operatori pratica la gestione clinica, mentre il 95% delle strutture procede alla documentazione e alla verifica di tracciabilita’.
Il progetto, precisa una nota, ha previsto un percorso di formazione articolato su 3 livelli sequenziali, ciascuno dei quali correlato al raggiungimento di obiettivi specifici per garantire il continuo aggiornamento di criteri e linee guida, e aiutare medici e dirigenti sanitari nelle scelte di adozione delle migliori pratiche chirurgiche.
Lungo tutto il processo, e’ spiegato, a partire dalla prima visita specialistica fino alla dimissione, sono state identificate ’85 azioni critiche indispensabili per garantire la sicurezza del paziente e la qualita’ delle cure prestate’.
Infine, sono state individuate piu’ di 20 ‘best practice’ riconosciute e documentate a livello internazionale per il corretto svolgimento di tali attivita’, che danno un contributo positivo all’innalzamento degli standard di sicurezza del paziente chirurgico.

fonte aduc