Oltre un quarto degli ‘eventi sentinella’ segnalati negli ultimi quattro anni al ministero della Salute hanno avuto origine in sala operatoria, ma sono meno del 40% le strutture ospedaliere che adottano pratiche per la sicurezza in ambito chirurgico. E’ il quadro ad un anno dall’avvio del progetto ‘Manuale di qualita’ e sicurezza in chirurgia’ (Q&S) promosso dalla Societa’ italiana di chirurgi ospedalieri (Acoi), i cui dati sono stati presentati oggi in un congresso a Paestum.
Ad un anno dalla sperimentazione a cui hanno aderito 25 aziende ospedaliere, e’ risultato che il 95% delle strutture aderenti verifica apparecchiature, presidi e farmaci, e il 96% procede alla identificazione del paziente. I dati evidenziano poi che il 94,5% dei 25 blocchi operatori pratica la gestione clinica, mentre il 95% delle strutture procede alla documentazione e alla verifica di tracciabilita’.
Il progetto, precisa una nota, ha previsto un percorso di formazione articolato su 3 livelli sequenziali, ciascuno dei quali correlato al raggiungimento di obiettivi specifici per garantire il continuo aggiornamento di criteri e linee guida, e aiutare medici e dirigenti sanitari nelle scelte di adozione delle migliori pratiche chirurgiche.
Lungo tutto il processo, e’ spiegato, a partire dalla prima visita specialistica fino alla dimissione, sono state identificate ’85 azioni critiche indispensabili per garantire la sicurezza del paziente e la qualita’ delle cure prestate’.
Infine, sono state individuate piu’ di 20 ‘best practice’ riconosciute e documentate a livello internazionale per il corretto svolgimento di tali attivita’, che danno un contributo positivo all’innalzamento degli standard di sicurezza del paziente chirurgico.

fonte aduc

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