Le foreste frammentate hanno più alte emissioni di carbonio, spiega un nuovo studio pubblicato sulla Environmental Research Letters (ERL). Nel calcolare le emissioni di carbonio causate dalla deforestazione, gli scienziati dovrebbero tenere conto anche delle emissioni della biomassa residua, oltre a calcolare ciò che è andato perduto. Questo è il risultato di uno studio effettuato da ricercatori statunitensi e brasiliani sulla frammentazione della foresta pluviale amazzonica. I precedenti studi avevano dimostrato il significativo collasso biomassa ai margini della foresta residua. Izaya Numata e i suoi colleghi da South Dakota State University e della brasiliana Imazon hanno lavorato a quantificare questo effetto in termini di emissioni di carbonio.
Quando un’area viene deforestata, la mortalità degli alberi ai margini della foresta cresce notevolmente a causa dei cambiamenti della temperatura e del microclima. Questa mortalità genera a sua volta un aumento delle emissioni di carbonio dovuto alla decomposizione della biomassa.
“Abbiamo scoperto che tra il 2001 e il 2010, il carbonio rilasciato ai margini della deforestazione rappresenta tra il 2,6 e il 4,5% delle emissioni di anidride carbonica dovute alla deforestazione legate emissioni – spiega Numata a environmentalresearchweb – Ma le due metà del decennio hanno visto  tassi di deforestazione ben diversi. Mentre oltre la metà della foresta è andato perduto nella prima metà del decennio, la seconda metà ha visto una perdita minore ma più frammentato, con una maggiore percentuale più alta di bordo della foresta. Questo ha comportato la relativa importanza delle emissioni di carbonio dovute alla frammentazione delle foreste, che sono aumentate dall’1,7-3,0% (traa il 2001 e il 2005) al 3,3-5,6% (tra il 2006 e il 2010). ”

Numata ammette che questi numeri possono apparire non rilevanti, ma addizionati ad altri tipi di degrado delle foreste, come il taglio selettivo e gli incendi, ecco che le emissioni di carbonio totali sono in grado di superare il 10% delle stime. Numata ei suoi colleghi sperano che questo lavoro possa contribuire ad aumentare la precisione nel calcolo del carbonio finalizzato ai i progetti REDD. Dallo studio emerge la necessità di preservare i grandi blocchi contigui di foresta, non solo per la loro capacità di supportare una ricca biodiversità, ma anche per evitare il rilascio di carbonio causato dalla frammentazione. “Un paesaggio forestale altamente frammentato avrà un bordo della foresta proporzionalmente più elevato e quindi emissioni relativamente più alte”, ha concluso Numata.

Fonte: http://www.salvaleforeste.it

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