Accade di frequente che un paziente terminale tenti di togliersi la vita con metodi improvvisati per evitare di soffrire. Spesso lo fa in solitudine per non coinvolgere i propri cari, e ancora più spesso fallisce con conseguenze disastrose sulla qualità della vita. Questo atto estremo di disperazione è sovente dettato dall’impossibilità di intravedere alternative, o di discutere apertamente con un medico della volontà di morire.
Questo accade meno nei Paesi dove l’eutanasia è stata regolamentata. In Belgio e in Olanda, il paziente che vuole morire deve seguire un percorso di consultazioni che lo pone di fronte a tutte -davvero tutte- le opzioni. Per poter ottenere l’assistenza medica a morire in modo indolore e controllato, il malato deve obbligatoriamente consultare un secondo medico indipendente, ovvero senza legami con il medico curante o con il paziente stesso. A questo fine, in entrambi i Paesi sono stati approntati servizi di consultazione specializzata (consultori) con medici istruiti al preciso scopo di esaminare i pazienti che richiedono l’eutanasia.
Uno studio restrospettivo dell’Ospedale universitario di Bruxelles, pubblicato sulla rivista scientifica Evaluations and the Health Professions, ha esaminato questi appositi consultori. Anche se i medici consulenti olandesi tendono a parlare in modo più approfondito di cure alternative e trattamenti palliativi rispetto ai colleghi belgi, i consultori di entrambi i Paesi entrano nel merito di queste materie. E in entrambi i Paesi, i medici consulenti non hanno alcun legame né con il paziente né con i loro medici curanti. Oltre il 90% dei medici curanti intervistati si è detto soddisfatto delle conoscenze dei medici consulenti in materia di cure palliative, patologie del paziente e procedure giudiziali, nonché delle loro capacità comunicative.
Questi consultori, concludono i ricercatori, promuovono la qualità delle consultazioni sull’eutanasia.

fonte aduc

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