Altra brutta giornata per il premier, coronata da una doppia brutta figura; sempre più il “berlusconismo” appare come un uovo di pasqua finemente e riccamente incartato, pieno però di tanta carta anche dentro e quando pensi di essere alla cioccolata, trovi invece solo volgare e comune “aria fritta”. Tanta, tanta pubblicità, prodotto deludente. Gigioneggiando di fronte alla platea di Confindustria, come stesse nella sua villa al mare con Apicella, pensava di far alzare la mano a tutta la sala, proponendo Emma Marcegaglia come ministro; invece solo uno ha alzato la mano,forse Sandro Bondi nascosto.
Poche ore dopo a Parigi, l’Augusto si paragona a Mussolini in quanto a scarso potere, imbrigliato dai “gerarchi”, alludendo sottilmente a Tremonti. Che forse Benito sia stato un pò in mano ai suoi gerarchi, lo si è visto la notte del 25 luglio, definirlo però senza poteri è un paradosso, una boutade, una barzelletta berlusconiana. Ma lui Silvio, che si è portato in parlamento il suo stuolo di avvocati, di dipendenti Mediaset, la ex cognata, la moglie di Fede, fors’anche i giardinieri di Arcore e l’autista di famiglia. Lui che privo dell’ethos mussoliniano, con un apparato statale gigantesco ha il potere di arricchire migliaia di persone, soltanto nominandole. Lui che dice di non contare se non per il suo “cavallo”, fa incontri privati con lo “zar” Putin, si è fatto ministro Fitto, Bondi, Matteoli, Rotondi, la Brambilla e l’amica, come se il governo fosse una corte, una dependance familiare. Di fronte ai suoi sottoposti, i commessi della camera passano per “giganti” della politica.
Bypassando sulle leggi che cerca di far passare, l’azione del suo governo sembra più un sortilegio, un incantesimo, una magica illusione; più Silvan che Silvio. In modo sprezzante e ridicolo, il cav. recita anche la parte del perseguitato, della vittima, quasi facendoci credere che Nietzsche pensasse a Lui, quando affermò che “tutti quanti vogliono giungere al trono: la loro demenza è credere che sul trono segga la felicità”.