S.B.: Sei un giovane produttore, in tutti i sensi. Cosa ti ha spinto a scegliere questa avventura in particolare?

Dimitri: Non ho dovuto guardare molto lontano: da più di sei anni il mio ufficio è a malapena a una decina di metri da quello di Matthieu e Alexandre. Direi che l’avventura umana era iniziata molto tempo prima del film. Quando mi hanno invitato a vedere la pièce, sembrava la cosa più ovvia da fare, e due mesi e mezzo dopo, abbiamo iniziato la preparazione per le riprese. La nostra idea condivisa era quella di fare un film veramente cinematografico, da qui il desiderio di mettere insieme una squadra di talento e riconosciuta con Pilot Benoît come direttore di produzione, Marie Cheminal come scenografo, David Ungaro per la fotografia e Célia Lafitedupont come responsabile di montaggio. Abbiamo anche dovuto preservare l’equilibrio dell’opera , quindi abbiamo fatto pochissime modifiche al suo DNA, nonostante fossimo partiti da zero per quanto riguarda la regia eccellente di Bernard Murat. Onestamente, il mio compito principale era quello di dare a Alexandre e Matthieu il tempo e i mezzi per farlo bene, perché erano la forza motrice di questo progetto.

S.B.: In termini pratici, che tipo di mezzi sono stati coinvolti in un film come Cena tra amici?

Dimitri: Una volta guadagnata la fiducia dei nostri partner (Pathé, TF1, M6 e Canal+), abbiamo deciso in anticipo di darci il tempo ei mezzi per girare. Così abbiamo impiegato due telecamere e 11 settimane di riprese. Un sacco di miei amici produttori mi hanno detto: “Tu sei completamente pazzo!”, perché avremmo potuto farlo in sette settimane. Ma questo è quello che ci serviva per riprendere quello che era stata una fonte di piacere a teatro – la complicità di questo gruppo. Dovevamo essere precisi. Matthieu e Alexandre sono anche produttori del film, e tra di noi, abbiamo voluto concederci questo lusso.

S.B.: Che cosa significa la parola “produttore” per te?

Dimitri: Sono ancora un principiante in questo lavoro, non ho lezioni da dare a nessuno, ma direi che bisogna soprattutto avere convinzione. Nel caso di Cena tra amici, è stato facile perché non ero l’unica persona a crederci. Questo, però, porta anche parecchia pressione sul progetto, bisogna essere all’altezza delle aspettative. Nel nostro caso, dovevamo far ridere tanto quanto a teatro. Sono stato di sicuro avvantaggiato all’inizio, ma la mia carriera è sempre stata costruita sul lavoro di squadra, in particolare con il mio socio Aton Soumache, così come con Matthieu e Alexandre.

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