L’Aquila, ci fu mancato allarme”. Indagata la protezione civile.

La Procura della Repubblica dell’Aquila ha notificato alcuni avvisi di garanzia relativi all’inchiesta sul mancato allarme per il terremoto. L’accusa rivolta ai membri della Commissione Grandi rischi, che il 31 marzo scorso, 6 giorni prima del terremoto che sconvolse L’Aquila, parteciparono alla riunione che si tenne nel capoluogo abruzzese, sulla base di un dossier della Polizia, è di omicidio colposo.

Una tragedia annunciata nel libro di Giuseppe Caporale “L’Aquila non è Kabul” pubblicato dalla Castelvecchi Editore è entrato agli atti dell’indagine.



Giuseppe Caporale
L’ AQUILA NON E’ KABUL
Cronaca di una tragedia annunciata

Se c’è un giornalista in Italia che può raccontare il terremoto d’Abruzzo, questo giornalista è Giuseppe Caporale. Era lì Giuseppe, la notte del 6 aprile. Era lì, un’ora dopo la distruzione, che si aggirava fra i fantasmi di Onna e fra i vicoli bui della città dell’Aquila. Salivano ancora le voci dalle macerie, c’erano cadaveri ad ogni angolo di strada. Era lì nei giorni seguenti, è rimasto lì a raccogliere le grida di dolore e di paura degli abruzzesi. Giuseppe Caporale è uno di quei cronisti che ha visto e ha sentito il terremoto da vicino. Ha cercato di capire, ha indagato, ha anche scoperto quello che qualcuno voleva nascondere. Ha fatto il suo mestiere: scrivere. Senza timori, senza reticenze. Giorno dopo giorno sul suo giornale, “la Repubblica”. E poi, sei mesi dopo, è arrivato questo libro. Già il titolo – L’Aquila non è Kabul – annuncia che fra le sue pagine non troverete mai nulla di convenzionale o di scontato. Non troverete veline e non troverete sempre e solo verità ufficiali. È una cronaca “non autorizzata” del terremoto.
Giuseppe Caporale è stato un testimone oculare della tragedia abruzzese. Nel libro rivive il dramma fin dall’inizio, fin da quella notte quando anche a casa sua, a Pescara, la terra ha tremato e i tetti sembravano cedere, i muri crollare. È un diario. Il viaggio disperato fino ai paesi ai piedi dell’Aquila, i primi soccorsi, i morti e i vivi, i padri sopravvissuti ai figli, i feriti tirati fuori dai palazzi. Il racconto del dolore e poi il racconto della rabbia, i mancati allarmi e le tendopoli bollenti d’agosto, le case di sabbia venute giù e le inchieste giudiziarie, l’apocalisse d’Abruzzo e il dopo-terremoto in Molise. Troverete questo e tanto altro nel libro di Giuseppe Caporale. Fino allo show di Berlusconi al G8 di luglio. Fino ai silenzi di Bertolaso. Fino alle premesse sulle nuove case. Forse ha proprio ragione lui, ha ragione Giuseppe: l’Aquila non è kabul.