Va incontro a una condanna per ingiuria la mamma che si lascia sfuggire insulti contro la prof dopo la bocciatura del figlio. La quinta sezione penale della Cassazione ha infatti confermato la sentenza pronunciata dal tribunale di latina nei confronti di una mamma 60enne, che aveva inviato una lettera offensiva ad una professoressa dopo aver visto i pessimi risultati scolastici del proprio figlio, costretto a ripetere l’anno.
La Suprema Corte, con la sentenza n.21264, pur rivedendo la somma risarcitoria fissata dal giudice del merito in favore della parte offesa, ha rigettato il ricorso della donna, revocando la concessione della provvisionale e sottolineando che nella missiva ‘incriminata’, la mamma aveva usato espressioni quali “lei non e’ degna di avere un alunno come Federico” contro la docente. “Opportunamente – rilevano gli ‘ermellini’ – la Corte di merito si e’ soffermata sull’attitudine delle parole usate ad esprimere un dispregio e un’offesa alla dignita’ personale e professionale dell’insegnante, trattata come persona di spessore umano e culturale inferiore a quello dell’allievo”. Giustamente, infine, il tribunale di Latina, concludono i giudici di ‘Palazzaccio’, ha rimarcato “la totale esorbitanza rispetto all’esercizio del diritto di critica”, dato il “rilevato sconfinamento dello scritto nell’area della denigrazione e dell’attribuzione” all’insegnante “di un comportamento gravemente inosservante degli obblighi del docente”, accusata dalla mamma di non aver valorizzato “i pretesi progressi del ragazzo” e dunque di aver avuto una “volonta’ di ingiusto trattamento dell’alunno”.