I test antidroga sono oggetto di continuo studio da parte dei ricercatori per la messa a punto di metodologie che siano semplici, sensibili e poco invasive. I campioni biologici analizzati generalmente sono il sangue, le urine, i capelli e, più recentemente, il sudore. Un gruppo di ricerca guidato dal professor Olof Beck, del Karolinska Institutet di Stoccolma in Svezia, ha studiato la possibilità di evidenziare la presenza di sostanze d’abuso nell’aria espirata, con un test del respiro che fino ad ora era stato utilizzato solo per determinare la presenza dell’alcol come sostanza d’abuso. La ricerca pubblicata dalla rivista Journal of Analytical Toxicology sottolinea infatti, come il respiro contenga numerose sostanze e che in esso è possibile rilevare anche molecole non volatili. I ricercatori hanno così ipotizzato che anche le amfetamine potrebbero venir rilevate nel respiro dei consumatori. L’esperimento presentato consisteva nell’esaminare il respiro di 12 soggetti ricoverati in seguito ad intossicazione acuta da amfetamine, la cui presenza nell’organismo era stata confermata dall’analisi di campioni di urina e di plasma. I composti presenti nell’aria espirata, sono stati “intrappolati” in una superficie di silice modificata e successivamente analizzati attraverso una tecnica di cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem. I ricercatori sono stati in grado di identificare la presenza di amfetamina e metamfetamina in tutti i campioni analizzati e i dati sono stati confrontati con sei campioni di controllo di soggetti volontari, non utilizzatori di amfetamine, che sono stati confermati come negativi. Il metodo ancora in fase sperimentale, rappresenta un’importante innovazione che potrebbe cambiare l’approccio ai test per le sostanze d’abuso.

fonte: droganews

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