La provincia di Misiones era bellissima, coperta da una foresta pluviale mozzafiato, ma era destinata a una lunga agonia. La storia del suo saccheggio è iniziata con i conquistatori spagnoli, che hanno schiacciato gli indigeni Guaraní riducendoli in schiavitù e distruggendo il loro modo di vita, e si è conclusa con la trasfromazione in piantagioni per la produzione di carta.
Quindi è toccato alla foresta pluviale, abbattuta facendo uso di lavoro forzato in condizioni inumane.  Zattere cariche di tronchi di lapacho, timbós, ybira-pite, peteribís e molte specie di altri alberi vengono trascinate lungo il fiume Paraná verso i mercati nazionali ed internazionali. In poco più di un secolo la foresta pluviale Misiones è stata ridotta a un terzo della sua superifcie originaria.

Con la deforestazione si è espanso il settore agricolo. Succedaneo del tè, il mate (Yerba Mate, llex paraguariensis), veniva raccolto in natura dagli Indios, ma nei primi anni del secolo è iniziata la coltivazione in grandi piantagioni, affiancata a quelle di di tè, agrumi e tabacco. E’ così che la popolazione rurale si è moltiplicata. Ai braccianti sono stati dati piccoli appezzamenti di terrenop in cui potevano vivere con le loro famiglie.

Uno scenario destinato a cambiare nuovamente nel 1940, con l’installazione delle cartiere a Puerto Piray, un comune nel dipartimento di Montecarlo. L’impresa statale Celulosa Argentina ha iniaziato ad espandere le piantagioni di pino, finalizzate alla produzione di cellulosa e carta destinata all’esportazione. Durante gli anni della dittatura è stata avviata la costruzione di megacartiere controllate dalla Celulosa Argentina: l’ex Celulosa Puerto Piray, e Alto Paraná.  L’espansione delle piantagioni di monocolture è stato dato un grande impulso nel 1998 con il varo della legge 25080, nota come legge di promozione della silvicoltura, che ha concesso una serie di sovvenzioni alla piantumazione, oltre al rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, all’esenzione dell’imposta sui ricavi e sui beni, e l’eliminazione delle spese di trasporto. Con questo regime fiscale privilegiato, assicurato per un periodo di 30 anni estendibile a 50 dal governo provinciale, è iniziata la corsa alle piantagioni.

I piccoli agricoltori e le loro coltivazioni di agrumi, tè, yerba mate e tabacco sono stati espulsi per fare posto alle piantagioni monocolturali, soprattutto di pino barra (Pinus elliottii) – la cui resina brucia le foglie delle piante yerba mate, che quindi non vi può crescere sotto – e pino loblolly (Pinus taeda) oltre all’eucalipto. Le piccole aziende sono state acquistate per la creazione di piantagioni di alberi, o in alcuni casi riconvertite dagli stessi proprietari a piantagioni di pino, nella la convinzione si trattasse di un’attività redditizia.
La proprietà terriere si è progressivamente concentrata, per poi passare in mani straniere. Le piantagioni dell’Alto Paraná sono state stato acquistate nel 1996 dalla società cilena Arauco y Constitución Celulosa (Celarauco), di proprietà del gruppo Angelini, che in seguito ha anche acquistato la Celulosa Puerto Piray, con una transazione finanziata dalle casse pubbliche. Nel solo comune di Piray, la società detiene il 62,5% del territorio, e in combinazione con altre tre società da esse controllate si arriva all’83%. I 233 mila ettari di terreni di proprietà di Alto Paraná rappresentano il 10% della superficie totale della provincia.

Questa concentrazione di proprietà e il controllo non si limita alla terra, ma si estende anche alle materie prime che produce: le piccole segherie della zona, escluse dalle forniture di legno e dall’accesso alle nuove tecnologie, hanno dovuto chiudere, con il conseguente aumento della disoccupazione. Allo stesso tempo, i lavoratori che hanno perso il lavoro sono stati solo in parte assorbiti dal nuovo progetto di cartiera, a causa della crescente automazione di lavorazioni come la semina, il diserbo e la raccolta. Oggi il 53% degli abitanti della regione sono disoccupati, e il 47% che ha un reddito, l’86% guadagna meno del salario minimo.

A questo si aggiunge l’esaurimento delle falde acquifere, assorbite dalle piantagioni di specie a crescita rapida, e non più rifornite dalla foresta pluviale.

Le piantagioni arboree per la produzione di carta hanno distrutto la foresta pluviale Misiones, hanno portato alla concentrazione della proprietà terriere (con una conseguente ingiustizia sociale), distrutto il sistema di agricolo famigliare e causato forti  impatti sull’ambiente e sulla salute.

(Testo di Raquel Núñez sulla base di un tour nella regione settentrionale della provincia di Misiones, testo originale in http://www.wrm.org.uy/bulletin/147/World_Forestry_Congress_2.html)

Fonte: http://www.salvaleforeste.it