Uno dei giudici della Corte Suprema del Botswana si è riservato del tempo per pronunciarsi in merito al diritto dei Boscimani del Kalahari a utilizzare il pozzo da cui dipendono per procurarsi l’acqua.

I Boscimani si sono recati presso il tribunale per presenziare al dibattimento dell’azione legale intentata per ottenere il permesso di attingere acqua dal loro pozzo, che il governo continua a proibire loro di utilizzare; ma il verdetto non è stato emesso.

Il governo del Botswana smantellò e sigillò il pozzo dei Boscimani nel 2002 quando li sfrattò dalla terra ancestrale. Gli sfratti furono poi dichiarati illegali e incostituzionali dalla Corte Suprema e, da allora, centinaia di Boscimani hanno fatto ritorno alla Central Kalahari Game Reserve.

Nonostante la sentenza, il governo ha continuato a proibire ai Boscimani di accedere al pozzo costringendoli a compiere un duro cammino di 480 km per andare ad attingere acqua fuori dalla riserva. Contemporaneamente, però, lo stesso governo ha scavato nuovi pozzi per la fauna del Kalahari e ha autorizzato l’apertura del complesso turistico della Wilderness Safaris, dotato di bar e piscina. Ha anche valutato di autorizzare la Gem Diamonds ad aprire una miniera di diamanti nella terra dei Boscimani, sempre all’interno della riserva.

Centinaia di Boscimani languono da anni nei campi di reinsediamento in cui il governo li ha scaricati; la paura della mancanza di acqua in una delle regioni più aride del mondo impedisce loro di ritornare a casa.

Il comportamento del governo nei confronti dei Boscimani ha suscitato la condanna internazionale. Il massimo funzionario delle Nazioni Unite per i diritti dei popoli indigeni, James Anaya, ha denunciato l’incapacità del governo di rispettare “i basilari standard internazionali sui diritti umani” e ha costatato che i Boscimani “che sono rimasti o sono tornati nella riserva devono affrontare condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua”. Anche il Dipartimento di Stato degli USA ha criticato il governo per la sua “continua riduttiva interpretazione della sentenza del tribunale”.

La decisione di oggi – presa mentre il presidente del Botswana Ian Khama è in viaggio verso Chicago per presenziare al consiglio direttivo dell’organizzazione ambientalista Conservation International, di cui è membro – costringe i Boscimani ad una attesa estenuante. La loro decisione di ricorrere ancora alla Corte Suprema è stata presa dopo aver visto ripetutamente fallire ogni tentativo di negoziazione con il governo.

“Sono passati tredici anni dai primi sfratti dei Boscimani dalla riserva e otto da quando il governo ha sigillato il loro pozzo e li ha cacciati tutti via a forza, illegalmente” ha dichiarato oggi Stephen Corry, direttore generale di Survival International.“Fino a quando i Boscimani non avranno ottenuto il diritto all’acqua, continueremo a denunciare pubblicamente questa grottesca e drammatica violazione dei loro fondamentali diritti umani.”

Fonte: www.survival.it

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