‘Abbiamo globalizzato l’economia ma non abbiamo globalizzato la legalita’, e questo e’ un grave handicap’. E’ quanto ha osservato il Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che nel corso del suo intervento a un convegno all’Universita’ Cattolica di Milano sul contrasto al riciclaggio si e’ soffermato sulla ‘dimensione transnazionale’ che hanno assunto le grandi organizzazioni criminali in concomitanza con la globalizzazione dell’economia.
Un processo, ha spiegato il magistrato, avviato gia’ da tempo, come dimostra l’interesse della criminalita’ italiana per i beni immobiliari di Berlino Est all’indomani della caduta del Muro.
Con la conseguenza che ‘fenomeni economici sono influenzati dalla crimilalita’, cosi’ come le attivita’ criminali sono influenzate da fenomeni geopolitici’. Grasso non ha mancato di citare alcuni esempi concreti: ‘I Paesi dell’ex Unione Sovietica sono diventati aree di smistamento per il traffico di esseri umani, armi e droga’. Un caso emblematico e’ quello rappresentato dalla Transnistria, regione poverissima della Moldavia, ‘dove gruppi terroristici possono approvvigionarsi di armi, e nessuno riesce a intaccare queste attivita’ criminali’.
E ancora, ‘le repubbliche centro asiatiche e balcaniche hanno assunto un nuovo ruolo, quello di nuova Via della Seta percorsa ai nostri giorni da droga, armi e clandestini’.
Numeri alla mano, ha concluso il procuratore nazionale antimafia, ‘ci sono una cinquantina di stati-mafia dove le attivita’ criminali non solo sono tolletate, ma contribuiscono all’aumento del pil interno’.