Lucia Uva, Patrizia Aldrovandi e Ilaria Cucchi, le parenti di tre uomini deceduti in carcere o in ospedale dopo essere stati fermati dalle forze dell’ordine, sono salite ieri insieme sul palco a Varese, per raccontare le loro storie e lanciare un appello: ‘che sia fatta luce su quello che e’ successo’.
Con loro il legale Fabio Anselmo, che si e’ occupato dei tre casi, e Luigi Manconi, presidente dell’associazione ‘A buon diritto’. ‘Ci sono tanti casi come quello di Stefano ma ci aspettiamo che su tutti venga fatta chiarezza, perche’ le cose devono cambiare’, ha detto Ilaria Cucchi, la sorella del 31enne deceduto il 31 ottobre nel carcere romano di Regina Coeli. Una richiesta condivisa anche da Lucia Uva, la sorella dell’ artigiano morto in ospedale a Varese dopo aver trascorso la notte nella caserma dei carabinieri, all’indomani del processo che si e’ aperto mercoledi’ contro i due medici accusati di omicidio colposo per avergli somministrato farmaci incompatibili con il suo stato. ‘Voglio sapere che cosa e’ successo quella notte in caserma – ha ribadito – perche’ non ci credo che mio fratello si sia fatto male da solo’.
Gli interventi sono stati accolti dagli applausi del pubblico, commosso quando Patrizia Aldrovandi ha raccontato della morte del figlio Federico, deceduto a 18 anni dopo essere stato fermato dalla polizia a Ferrara. ‘L’unica cosa che faremo – ha detto – e’ continuare a raccontare quello che e’ successo’. ‘L’onore delle forze dell’ordine, nel caso Aldrovandi – ha concluso l’ex senatore Manconi – e’ stato salvato dalla giustizia che, individuando i responsabili, ha liberato l’intero corpo da accuse indistinte e generalizzate’.

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