‘Ci rattrista la notizia che in Libia siano stati chiusi i battenti dell’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Questo rende piu’ grave la questione dei respingimenti nel Mediterraneo e piu’ difficile l’applicazione del principio del non-refoulement’, ossia il respingimento di migranti costretti a fuggire dai propri Paesi perche’ in pericolo di vita o perseguitati. Lo dice al Servizio di Informazione Religiosa della Cei mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, che e’ interventuo questo pomeriggio, insieme al presidente del Censis Giuseppe De Rita, al Colloquio sulle migrazioni promosso dal Centro Astalli, il Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia.
Mons. Marchetto annuncia, inoltre, l’uscita entro il 2010 di un documento vaticano di orientamenti pastorali sulla questione dei rifugiati e dei migranti forzati. Il segretario del Pontificio Consiglio cita il documento vaticano del 1992 ‘Rifugiati, una sfida alla solidarieta”, e parla di un nuovo documento di Orientamenti pastorali – ‘dovrebbe gia’ essere pronto’ – con aggiornamenti sulla questione dei rifugiati e migranti forzati. ‘Speriamo uscira’ entro l’anno’, auspica, ‘anche perche’ ci stiamo lavorando da otto anni’.
A proposito dei respingimenti nel Mediterraneo e della chiusura dell’ufficio Unhcr in Libia mons. Marchetto mette in evidenza il caso recente ‘di un barcone con a bordo un bimbo di pochi mesi, che dopo un palleggiamento di interventi tra Malta e Italia e’ stato costretto a raggiungere le coste libiche’. ‘Ora e’ importante che si possa riaprire questo canale che esisteva anche in Libia – afferma -, come e’ stato auspicato dal ministro Frattini. Io personalmente mi associo’. A sostegno di questa posizione il vescovo ricorda che in Africa vige la Convenzione dell’Organizzazione dell’Unita’ africana (Oua) del 10 settembre 1979, che regola aspetti specifici del problema dei rifugiati in Africa, in aggiunta ad elementi della Convenzione del 1951 relativi al protocollo del 1967, che ‘dilata beneficamente la definizione di rifugiato’.

fonte aduc