La spesa sanitaria italiana puo’ considerarsi ormai sotto controllo considerando congiuntamente che, per effetto degli interventi di contenimento attuati negli ultimi anni, la spesa pro-capite e’ oggi del 17,6% inferiore a quella dell’Europa a 15 e addirittura quasi il doppio piu’ bassa se nel confronto si pongono anche paesi extraeuropei come il Canada, il Giappone e gli Usa. E’ quanto emerge dal VII Rapporto Ceis – Sanita’ 2009 del Centro studi economici ed internazionale afferente alla Facolta’ di Economia dell’Universita’ Tor Vergata di Roma, presentato oggi a Roma.
In particolare, la spesa sanitaria totale in Italia nel 2008 (ultimo dato consuntivo disponibile) e’ stata pari all’8,7% del Pil (e il dato del 2009 risultera’ cresciuto ulteriormente, anche per effetto della recessione economica) ma, con l’indotto che crea, si stima che l’economia legata alla Sanita’ in termini di valore aggiunto superi il 12%, rappresentando la terza industria italiana dopo alimentari ed edilizia.
Malgrado l’importanza strategica del settore, rafforzata dall’elevato contenuto di ricerca e innovazione, e quindi di potenziale capacita’ competitiva sui mercati, si assiste, secondo il Ceis, ad una netta prevalenza delle politiche sanitarie sul lato assistenziale rispetto a quelle sul lato industriale: ne segue che la bilancia commerciale farmaceutica e’ positiva con un saldo di appena +0,6 mld di euro se si considera il solo commercio di medicinali, ma e’ negativa di -2,4 mld allargando le analisi anche alle materie prime; quella dei dispositivi medici e’ invece ampiamente negativa: -3,6 mld.
La prevalenza delle politiche sul lato assistenziale si spiega, evidenzia il Ceis, ‘facilmente, essendo dettata dalle preoccupazioni sul lato dell’impatto sulla spesa pubblica, che indubbiamente e’ rilevante e pari al 6,7% del Pil’.
Ma, si legge nel rapporto, ‘a ben vedere tali preoccupazioni sembrano scarsamente fondate’: l’incidenza della spesa sanitaria totale in Italia e’ pari all’8,7% del Pil rispetto all’8,9% media dei Paesi Oecd.
E, per effetto di una percentuale di spesa complessivamente destinata alla Sanita’ su livelli medio-bassi, unita ad una perdurante scarsa crescita del Pil, la spesa totale pro-capite italiana e’ oggi del 17,6% inferiore (pari a 2.286 euro) a quella dei Paesi Eu 15 (e se si considerassero anche Paesi quali Canada, Giappone e USA tale scarto quasi raddoppierebbe).
L’intervento pubblico, in termini quantitativi, si attesta al 76,5% della spesa totale: percentuale sostanzialmente in linea con i livelli medi europei (77,4%). Ma, mentre il finanziamento della Sanita’ in senso stretto risulta in linea con i dati europei, quello per la non autosufficienza e la tutela sociale appare largamente carente (appena 123 euro per anziano over 65) e frammentato (Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, Fondo per le Politiche sulla Famiglia, il Fondo per le Politiche relative ai Diritti ed alle Pari Opportunita’, il Fondo per le Non Autosufficienze, il Fondo per l’Inclusione Sociale degli Immigrati) per quanto concerne la non autosufficienza e, in generale, il sociale.
Mentre il finanziamento della Sanita’ in senso stretto (con i caveat sopra espressi) risulta in linea con i dati europei, quello per la non autosufficienza e la tutela sociale appare largamente carente (appena ? 123 per anziano over 65) e frammentato (Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, Fondo per le Politiche sulla Famiglia, il Fondo per le Politiche relative ai Diritti ed alle Pari Opportunita’, il Fondo per le Non Autosufficienze, il Fondo per l’Inclusione Sociale degli Immigrati) per quanto concerne la non autosufficienza e, in generale, il sociale. Da un punto di vita organizzativo il sistema da una parte vede alcune tendenze comuni (ad es. accorpamento delle ASL e riduzione dei Posti Letto per acuti), ma con velocita’ diverse e altrettante forze centrifughe a livello regionale, da ultimo accelerate per effetto del federalismo. La dimensione media delle ASL sfiora oggi i 350.000 abitanti, ma con una variazione regionale molto accentuata: considerando i casi estremi, si passa da 1,5 mil. di abitanti della unica ASL della Regione Marche, ai 118.200 della Regione Basilicata, con un rapporto di 1 a 12; analogamente la dimensione media dei distretti passa dai 154.000 abitanti in media della Regione Lazio (superando di fatto la soglia dei 60.000 abitanti indicata dalle norme) a meno di 25.000 del Molise (con una rapporto di circa 1 a 6).
Circa due terzi delle Regioni e Province Autonome hanno, nel periodo 2000 2007, ridotto contemporaneamente numero di strutture e di posti letto, e di queste circa meta’ hanno ridotto i posti letto in una percentuale maggiore rispetto a quella delle strutture. Ad oggi la densita’ di posti letto per acuti ogni 1.000 abitanti registra un valore medio nazionale pari a 3,8; le Regioni con minore dotazione di posti letto per acuti risultano la Campania e il Piemonte con, rispettivamente 3,3 e 3,4 posti letto per acuti ogni 1.000 abitanti. Per contro, la Regione che presenta la densita’ di posti letto per acuti piu’ elevata e’ il Molise con 5,2 posti letto ogni 1.000 abitanti. La disomogeneita’ territoriale e’ significativa anche nel caso dei posti letto per riabilitazione e lungo degenza. A fronte di una media nazionale pari a 0,6 posti letto per non acuti ogni 1.000 abitanti, a livello locale si registrano dotazioni che variano da 1,3 posti letto nella P.A. di Trento sino alla completa assenza di tale tipologia nella Valle d’Aosta.

fonte aduc

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