Secondo le dichiarazioni dell’azienda energetica etiope EEPCo, la più grande banca della Cina, la Banca dell’Industria e del Commercio, sarebbe sul punto di fornire un prestito di circa 400 milioni di dollari per la costruzione della controversa diga etiope Gibe III.

Altri rapporti indicano che un’altra compagnia cinese, la Dongfang Electric Corporation, sarebbe stata contattata per eseguire parte dei lavori.

L’Etiopia sta attualmente cercando finanziamenti per completare i lavori della diga idroelettrica Gibe III, di cui un terzo è già stato costruito. L’appalto di costruzione è della società italiana Salini Costruttori ma, a quanto si dice, la Dongfang potrebbe subentrarle per parte del progetto.

Survival ha scritto alla ICBC sollecitandola a non finanziare la Gibe III, che minaccia la sicurezza alimentare di otto tribù vulnerabili della bassa valle dell’Omo, in Etiopia: un luogo dichiarato anche Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Se la Gibe III verrà completata, metterà fine ai cicli naturali delle esondazioni del fiume Omo, cruciali per la sopravvivenza delle tribù che vivono a valle. Alcune delle tribù crescono i loro raccolti nel limo fertile lasciato dalle piene lungo le rive del fiume. La minuscola tribù dei Kwegu pesca nel fiume.

Nessuna delle tribù che subiranno gli effetti più devastanti della diga è stata consultata e ciò rappresenta non solo una violazione della costituzione etiope ma anche una mancanza di rispetto degli standard internazionali sanciti nella Dichiarazione ONU sui Diritti dei Popoli Indigeni.

Survival International, in cordata con le associazioni Campagna per la Riforma della banca Mondiale, Counter Balance coalition, Friends of Lake Turkana e International Rivers, ha lanciato una petizione internazionale per fermare la diga.

Fonte: www.survival.it