L’esercito di Israele ha mobilitato 75mila riservisti. Chi trae vantaggio dall’escalation?

Secondo gli esperti, chi puo’ trarre vantaggio dalla scalata del conflitto e’ in primo luogo l’Iran.

Nella vicenda vengono coinvolti sempre piu’ giocatori esterni. Egitto e Tunisia si sono schierati dalla parte dei palestinesi, mentre l’emiro del Qatar ha dichiarato che il mondo islamico, che sta ritrovando la sua unita dopo la “primavera araba”, deve dare una dura risposta a Israele. E’ significativo che sia Egitto che Tunisia e Qatar sono tutti stati a prevalenza sunnita, cioe’ la popolazione di questi paesi ha le stesse preferenze religiose dei palestinesi. Tuttavia chi potrebbe essere avvantaggiato da questo conflitto e’ l’Iran, dove la maggioranza dei cittadini e’ di orientamento sciita. I rapporti tra Teheran e Tel Aviv sono estremamente tesi a causa del prolema nucleare. Israele e’ pronto ad attaccare l’Iran pur di evitare che Teheran possa avere delle armi nucleari. Per Israele l’attuale conflitto con HAMAS significa un rinvio delle operazioni contro Iran.

Fino a poco tempo fa l’Iran e’ stato il principale sponsor di HAMAS. Adesso questo ruolo e’ passato al Qatar, mentre l’Iran sta perdendo la sua influenza sui palestinesi. Quindi e’ poco probabile che l’attivismo dei palestinesi sia conseguenza di un ordine diretto da parte di Teheran. Eppure non si puo’ escludere che l’Iran abbia contribuito a incitare HAMAS contro Israele. D’altra parte, anche senza l’Iran HAMAS e Israele avevano parecchi motivi per iniziare le ostilita’. Dice l’orientalista Nikolaj Surkov, docente dell’Universita’ MGIMO:

Credo che il conflitto sia dovuto a problemi interni di HAMAS. Probabilmente anche Israele era interessato. Potrebbe essere importante per ambo le parti dal punto di vista dell’immagine politica, perche’ Netanyahu dovra’ affrontare le elezioni, mentre per HAMAS e’ un’occasione per dimostrare la sua tenacia e l’intenzione di continuare la lotta contro Israele.

La situazione potrebbe diventare ancor piu’ complicata, se nel conflitto sara’ coinvolta la Siria. Una settimana fa, per la prima volta dal 1973, l’artiglieria di Israele ha aperto il fuoco contro il territorio della Siria in risposta all’attacco dei siriani contro un veicolo militare israeliano, accaduto nel Golan. Il premir israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che anche in futuro Israele rispondera’ con durezza alle provocazioni del genere. Tuttavia la verita’ e’ che la scalata del conflitto tra Israele e Siria non serve a nessuno, perche’ anche senza esso ciascuna delle parti e’ piena di problemi.

Fonte: http://rus.ruvr.ru/