Vittoria giudiziaria di YouTube, il portale di filmati e video ora controllato dal gigante internet Google, contro cui Viacom aveva intentato una maxi causa per violazione dei diritti di autore sui primi due anni di attività. Sommando tutti i filmati ‘incriminati’, circa 100 mila, Viacom pretendeva un risarcimento danni da ben un miliardo di dollari. Richieste respinte da un tribunale di New York, che nella sentenza di 30 pagine (negli Usa i dispositivi vengono pubblicati subito, non a mesi di distanza dalla sentenza) riprende una normativa di 12 anni fa, su cui faceva leva Google.
Il Digital Millenium Copyright degli Usa mette infatti al riparo le società internet dalla violazione di diritti di autore quando, avvertite di possibili problemi dai titolari dei diritti, provvedano a rimuovere prontamente dai loro portali i contenuti oggetto di contenziosi.
Ma la sua applicazione non era data per scontata e la sentenza, oltre a rappresentare una vittoria rilevante per la controllante Google – che evita cosí un salasso sul bilancio di YouTube – va anche oltre. Indirettamente risulta a favore anche di altre società internet e sgombera il campo dai timori sollevati da gruppi di attivisti, che ora tirano sospiri di sollievo, mentre precedentemente avevano avvertito che una sentenza di condanna avrebbe compromesso le normative base sulla libertà in rete.
“Senza questa decisione i contenuti generati dagli utenti si sarebbero prosciugati – ha affermato David Sohn, avvocato del Center for Democracy & Technology – e internet avrebbe smesso di essere un media di partecipazione”.
Vedute diametralmente opposte da Viacom, che non ci sta: è “una sentenza sbagliata”, ha affermato il direttore dello staff di avvocati Michael Fricklas, aggiungendo che il gigante dei media farà ricorso in appello. “I diritti di autore – ha aggiunto – sono essenziali per la sopravvivenza delle imprese che lavorano con la creatività”.
Il commento ‘italiano’. Una sentenza che solleva l’intermediario (Google, ndr) da responsabilità che la legge stessa non gli attribuisce. Indipendentemente dalle pretese dell’accusa, diversamente da quanto sta avvenendo in Italia”, commenta l’avvocato Guido Scorza in un suo intervento su Punto Informatico.

fonte aduc

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