Dalle parole ai fatti. Il governo messicano appoggia la causa istruita da alcune associazioni presso un Tribunale federale degli Usa contro la normativa sulla migrazione varata dall’Arizona. Sul tavolo della corte di Phoenix e’ stato infatti depositato un documento che il Messico ha redatto in qualita’ di “amicus curiae”, istituto che permette a chi non e’ parte in causa di offrire volontariamente informazioni alla Corte per aiutare a risolvere il caso. Un testo nel quale le autorita’ messicane mettono nero su bianco le richieste che la polemica “ley Arizona”, sia dichiarata incostituzionale e se ne impedisca per questo l’entrata in vigore. La legge federale dell’Arizona autorizza le forze dell’ordine a fermare – ed eventualmente allontanare – le persone sulle quali ci sia il ragionevole sospetto che non abbiano i documenti in regola.
Una misura censurata da molti governi latinoamericani e che non e’ piaciuta neanche alla Casa Bianca: dinanzi alle critiche rappresentate a Washington dal presidente Felipe Calderon, Barack Obama ha detto di non poter condividere lo spirito della normativa e di sperare che gli states si dotino di una legge federale di altro segno. La trasmissione del documento alla Corte, spiega il ministero degli Esteri messicano, e’ una delle misure che il governo prendera’ per rispondere in maniera “ferma e immediata a qualsiasi violazione ai diritti umani fondamentali di tutti i messicani che si trovano in Arizona, indipendentemente dal loro status di migranti”. E chissa’ che il governo messicano non creda di dover gettare anche un occhio a quanto successo a Fremont, nello stato del Nebraska. Con una ordinanza ratificata ieri dalla popolazione verra’ negato lavoro e casa in affitto alle persone senza documenti.

fonte aduc

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