Le decisioni relative alla somministrazione o alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali ai malati terminali “devono essere essere prese con particolare sensibilità e devono prendere in considerazione i bisogni del paziente, i suoi desideri e valori”, secondo i vescovi dell’Inghilterra e del Galles, che sul tema del fine vita hanno appena pubblicato una guida per gli operatori sanitari (‘A Practical Guide to the Spiritual Care of the Dying Person‘).
“Una decisione di sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiale non deve mai essere motivata dal desiderio di accorciare la vita di qualcuno”, precisano i presuli inglesi e gallesi in trasparente riferimento all’eutanasia. I vescovi dedicano al delicato tema di alimentazione e idratazione artificiali una lunga sezione di approfondimento della loro guida. In generale, la nutrizione assistita “va intesa come elemento di una cura che va fornita fintantoché è necessaria ed efficace”. In questo senso, sebbene essa non vada considerata una semplice terapia, “può cessare di essere adatta negli ultimi giorni di vita nei quali la nutrizione avrà effetto piccolo o nullo nel sostegno vitale o prima ancora in alcune condizioni, come la demenza, laddove una continua perdita di peso nonostante l’alimentazione e l’idratazione artificiali è riconosciuta come parte dell’ultimo stadio della malattia. In generale – affermano i vescovo di Inghilterra e Galles con una posizione ‘aperturista’ rispetto ad altre conferenze episcopali del mondo – non ci dovrebbe essere una regola univoca a favore o contro l’alimentazione e l’idratazione artificiali. Invece, ogni caso dovrebbe essere giudicato sulla base dei bisogni del singolo paziente, con valutazioni distinte per l’alimentazione e l’idratazione. I limiti e i benefici cambieranno a seconda del metodo di somministrazione e della situazione del paziente”.

fonte aduc