La British Royal Society of Medicine ha ospitato una conferenza per dibattere il tema del suicidio medicalmente assistito. La conferenza si è conclusa con una votazione che a maggioranza ha rigettato una mozione a favore della legalizzazione della pratica.
Della giornata di dibattito dà conto sul sito LifeNews Anthony Ozimic, portavoce dell’associazione pro-life Spuc (Society of the Protection of Unborn Children).
Dopo la presentazione della relazione della commissione della Camera dei Lord sull’argomento, ha preso la parola il bioeticista David Albert Jones, contrario all’eutanasia e al suicidio assistito. Al centro delle sue argomentazioni il pericolo della “slippery slope” (effetto valanga): la legalizzazione e l’accettazione dell’eutanasia porterebbe all’uccisione indiscriminata di persone vulnerabili. A sostegno della sua tesi porta l’Olanda, dove sono stati riportati casi di eutanasia su soggetti che non avevano prestato il loro consenso.
Ma per Simon Kenwright, dell’associazione pro legalizzazione Dignity in Dying, l’eutanasia è già ampiamente praticata ovunque, ed anche in Gran Bretagna. Spesso lo è in modo legale, come nel caso della sospensione dei trattamenti vitali su richiesta del paziente.
Peter Carter, presidente del Royal College of Nursing, ha spiegato le motivazioni che hanno portato la società che presiede a cambiare di recente posizione, passando da una posizione contraria ad una neutra.
Presente anche Graeme Catto, ex presidente del General Medical Council (che ha poteri disciplinari sulla professione medica) e favorevole alla legalizzazione. Il Gmc, come il Royal College of Nursing, ha via via modificato il proprio approccio alla questione, passando dalla prescrizione di divieti a consigli su come interagire con i pazienti in fine vita.
Infine, ha preso la parola anche il professor Paul Badham, che ha offerto argomentazioni basate sulla teologia cristiana a favore dell’assistenza al suicidio dei malati che soffrono.

fonte aduc