Nelle scorse settimane si è combattuto a colpi di infuocati botta e risposta, ora il dibattito sulla controversa legge sull’immigrazione varata dall’Arizona è arrivato per la prima volta in tribunale, lasciando emergere quelle che saranno le argomentazioni legali della battaglia legale tra lo stato americano e il dipartimento di Giustizia.
Come riporta il New York Times, durante la prima audizione del tribunale federale di Phoenix sul ricorso contro la nuova legge “anti-clandestini” fatto da un poliziotto, David Salgado, è stato delineato uno dei temi chiave del processo: la Casa Bianca ha infatti puntato l’indice contro il provvedimento, che contraddirebbe la legge federale in materia di immigrazione.
Dal 29 luglio, quando la legge entrerà in vigore, la polizia dovrà chiedere in modo arbitrario di esibire documenti di identità a persone sospettate di essere negli Stati Uniti senza permesso di soggiorno. Salgado è convinto che la legge spiani la strada a discriminazioni razziali: la grande maggioranza degli immigrati negli Stati Uniti è originaria del Centro America, quindi sarebbe lecito sospettare di una persona giudicandola solo in base al colore della pelle.
I legali di Salgado sostengono che il poliziotto ha ragioni legittime per temere di essere licenziato nel caso rifiutasse di fare il proprio lavoro o di essere denunciato da persone convinte di essere state fermate solo per il colore della loro pelle. Per la Corte Suprema dell’Arizona la razza puó essere tenuta in considerazione quando si ferma qualcuno, mentre la Corte d’Appello Federale vale l’opposto. “A chi dovrebbe obbedire il poliziotto Salgado?”, ha chiesto l’accusa al giudice.

fonte aduc