Voglio iniziare questo articolo con le straordinarie parole di Mohammad Ghouchani, direttore del quotidiano “Etemad” ripotartate dalla “Stampa”.

«Diventare giornalisti per la nostra generazione era stato facile, ma rimanere tali è davvero difficile. Per noi è un desiderio irraggiungibile poter invecchiare facendo questo mestiere. Magari potessimo invecchiare. Magari potessimo morire nella nostra redazione. Magari mio padre, che spera ancora di vedermi affiancare al mestiere del giornalista un impiego in qualunque ufficio, ministro o associazione, si convincesse che io un mestiere ce l’ho già da anni! Se ogni giorno non radessero al suolo le mie redazioni, potrei dimostrare a mio padre che lavoro, che non sto giocando ma che sto facendo il giornalista».

«In questi giorni rimanere giornalisti è diventato difficile. Per alcuni questo mestiere è un punto d’arrivo e per altri uno strumento, per alcuni una fermata intermedia e per altri l’ultima casa. Ma con queste gabbie, queste censure, questi stipendi da fame, oggi si può ancora rimanere giornalisti?». «
Noi della terza generazione iraniana, siamo i più consapevoli della morte, siamo i più calunniati. Siamo testimoni di persone che non possono prevedere il minuto successivo della loro vita. Sul nostro futuro non governa né ragione, né sentimento, né pietà. Nessuno conosce il proprio futuro, ma tutti possono prevedere o programmare il proprio futuro prossimo. Chiunque tranne noi. Ogni giorno in cui andiamo in redazione non sappiamo se ci sarà un domani».

«Conoscete forse un mestiere in cui per il più piccolo degli errori tutti i dipendenti vengano impiccati? O che per colpa di un solo dipendente tutti vengano licenziati? O dove per un’accusa di dieci anni prima, e dopo 10 anni di reclusione, si viene condannati ad altri 10 anni per lo stesso reato?».

«…il giorno in cui vedremo i nostri vecchi giornalisti morire di vecchiaia dietro le loro scrivanie, sarà il nostro giorno più felice. Solo il giorno in cui moriremo giornalisti, sapremo d’aver vissuto da giornalisti. Dunque oltre alla morte non augurate null’altro alla mia generazione».
«…quel giorno, sarà il giorno della libertà di stampa in Iran»

Sabato 20 giugno Ghouchani è stato arrestato.

La violenza in questi giorni è esplosa nelle strade di Teheran. A nulla sono servite le manifestazioni pacifiche dei giorni scorsi. Il popolo iraniano si è stancato del regime guidato dal presidente Mahmud Ahmadinejad e cerca in tutti i modi la libertà. Migliaia le persone scene nelle piazze. Le forze di sicurezza, appoggiate dai miliziani islamici, sono intervenute più volte per stroncare i raduni dei sostenitori dell’ex candidato moderato alle presidenziali Mussavi. Dalla parte del regime anche la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei (che a mio avviso è solo un terrorista, pazzo, guerrafondaio e magalomane… altro che guida spirituale…).
Il risultato sono ore di battaglia, arresti, feriti e morti.

Lo stesso Mussavi è sceso in piazza nonostante il divieto della polizia, che lo minacciava di arresto. Mussavi ha anche invitato la popolazione ad uno sciopero generale nel caso dovesse essere arrestato.
Mussavi ha avuto il coraggio anche senza nominarlo esplicitamente, di criticare l’ayatollah Khamenei, accusandolo di minacciare il carattere repubblicano dell’Iran e di mirare all’imposizione di un nuovo sistema politico.
Nessun politico iraniano, aveva mai osato tanto da quando Khamenei é diventato Guida suprema, nel 1989.

Qualcosa sta cambiando… ma forse tutto verrà represso nel sangue.

Javier Solana intanto dichiara solennemente: “Siamo preoccupati per la libertà di stampa. Alcuni giornalisti molto importanti sono stati espulsi e questo è qualcosa che non possiamo accettare”

Beh… decisamente inaccettabile che i giornalisti vengano espulsi, ma fortunati loro che sono solo stati cacciati… c’è chi muore in Iran per la libertà di stampa! Perchè l’Europa e gli USA rimangono sempre a guardare ? Si interviene solo quando ci sono interessi economici in ballo ?

Nel dramma di un intero popolo, mi ha colpito la morte di una giovane ragazza di nome Neda. La sua faccia insanguinata ha fatto il giro del mondo.
Di lei io non so niente, provo solo ad immaginare perchè si trovava per strada…
Una ragazza di 16 anni giovane. Un tipica bellezza di quelle parti. Capelli e occhi nerissimi… degli occhi che sicuramente sono stati intensi e vivi…
Ora Neda è morta.
E’ morta durante gli scontri a Teheran. Una pallottola dritta al cuore. Pochi minuti di agonia e poi tutti i sogni di una ragazza si sono spenti tra le braccia di un padre disperato.
La scena è stata ripresa da un telefonino e poco dopo era sulla rete.
La rete che di fatto in questi casi è l’occhio sincero e realmente democratico che documenta gli eventi.
Quella stessa rete che qui in Italia vorrebbero censurare… un pò come accade in Iran.

Neda non è più una semplice ragazza. Ora è diventata un simbolo. Un pò come anni fa accadde a quel ragazzo cinese che da solo fermò i carri nella piazza di Tienanmen nel 1989. Un simbolo che però presto verrà mercificato…

Per come la vedo io, Neda ha vissuto schiava del giogo dei Mollah tutta la sua breve vita e forse era in strada proprio perchè voleva “respirare” l’odore della libertà… un odore forte che non conosce confini o restrizioni… e forse paradossalmente morendo, è riuscita a liberarsi perchè gli ultimi istanti della sua vita, sono stati forse quelli più intensi e liberi che questa giovanissima ragazza ha potuto vivere…

E’ vissuta per un ideale… è morta per difendere quell’ideale…

Ma non è importante cosa io possa immaginare…
Ciò che veramente dovrebbe farci riflettere è il fatto che un sistema che spara su manifestanti inermi non ha ragione di essistere !
Ci dovrebbe veramente colpire e quindi importare che Neda, una vita, ma anche altre vite, sono cadute  e cadranno sull’asfalto delle strade iraniane soltanto perché hanno osato alzare la voce contro il regime.

Dovremmo combattere e dire no a tutto questo sistema marcio, nel quale chiunque, che sia in Iran o in altri posti del mondo, provi ad alzare la voce, viene fatto fuori…
E’ toccato a Neda, morire sull’asfalto… domani magari potrebbe toccare a noi… o a qualcuno che conosciamo…
Ci sono due modi per vivere: partecipare o far finta di niente…