I cartelli della droga in Messico hanno imposto “il silenzio o la morte” ai giornalisti che si occupano della copertura di notizie legate al narcotraffico nel paese: è quanto emerge da una relazione del Comitato per la protezione dei giornalisti, pubblicata oggi, secondo la quale sempre piú spesso i reporter messicani sono uccisi, rapiti, minacciati o corrotti, oppure si auto-censurano per tutelare la propria vita e quella dei loro familiari.
La relazione del Comitato cita gli omicidi di 22 giornalisti e tre dipendenti di organi di stampa, cosí come la scomparsa di altri sette reporter, dall’arrivo al potere del presidente messicano Felipe Calderon, nel dicembre del 2006. A partire da questa data, la “guerra dei cartelli” per il controllo del traffico della droga ha fatto 28.000 morti nel paese, tra regolamenti di conti e scontri a fuoco con l’esercito e la polizia.

fonte aduc

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