Ciudad Juarez, la martoriata citta’ messicana, non riesce a uscire dall’incubo dei narcos: almeno 24 persone sono state uccise tra la notte di giovedi’ e nella giornata di venerdi’, in quello che di fatto e’ il giorno piu’ violento degli ultimi mesi.
Sette delle vittime sono donne, hanno precisato le fonti locali, segnalando che la nuova ondata di violenza rappresenta con ogni probabilita’ un nuovo scontro tra i cartelli della droga che operano nella citta’.
Alcune delle persone uccise non avevano niente a che fare con il crimine organizzato, e la loro unica ‘colpa’ – hanno precisato i media locali – e’ stato quello di trovarsi nel luogo dove i sicari delle gang hanno perpetrato i crimini.
Sempre sul fronte della violenza, una ong locale ha d’altra parte reso noto l’uccisione di un bambino di 10 anni che era stato rapito lo scorso 24 agosto a Citta’ del Messico.
Il piccolo, identificato dai media con il nome di ‘Giuseppe’, e’ stato ucciso nonostante il padre avesse pagato il riscatto chiesto da un gruppo di sconosciuti, hanno aggiunto i media locali, precisando che il bambino era stato rapito mentre passeggiava in bicicletta a Atizapan, un municipio dell’area metropolitana della capitale messicana, non lontano da dove e’ poi stato trovato il cadavere.
A denunciare il caso e’ stato l’ong ‘Sistema Observacion por la Seguridad’, rilevando che il padre del bambino aveva consegnato ai rapitori l’intera liquidazione ricevuta qualche tempo fa dal gruppo statale d’elettricita’ ‘Luz y Fuerza’, societa’ chiusa dal governo messicano.
Sul tema della violenza nel nord del Paese, in particolare nelle aree di frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, si e’ pronunciato oggi l’ambasciatore Usa, Carlos Pascual.
L’ondata di violenza non ha colpito in modo rilevante le zone meridionali degli Usa al confine con il Messico, ha precisato Pascual, rilevando che in citta’ quali El Paso, Phoenix oppure San Antonio, gli indici di violenza si mantengono in sostanza stabili.

fonte aduc

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