Uno studio pubblicato nel 2008 nel Journal of Zoology, ha rivelato che il numero di sei grandi ungulati nel Maasai Mara National Reserve tra il 1989 e il 2003 era in rapido e continuativo calo. Gli scienziati ritengono che questi cali popolazioni della fauna selvatica siano imputabili al degrado degli habitat, alle ricorrenti siccità, all’aumento della popolazione umana e alla modifica di uso del suolo nelle aree pastorali contiguie alla riserva. Simili modelli di declino, sono stati riportati dal  Kenya Wildlife Service (KWS) nell’Amboseli National Park: nel 2007, erano state censite circa 10.000 zebre. All’inizio di quest’anno, erano appena 982.

Analogamente, nel 2007 era stata segnalata la presenza di 7.100 gnu rispetto ai 143 rinvenuti nel 2010. Questa massiccia moria ha lasciato i leoni senza preda.

In risposta a questa ecatombe di grandi ungulati, il KWS ha trasferito 7.000 zebre e gnu nell’Amboseli National Park, nel tentativo di ristabilire l’equilibrio tra prede predatori. Un trasferimento costato 1,3 milioni di dollari. Ma nel frattempo, molti dei parchi nazionali e riserve della Tanzania, soprattutto nelle regioni del nord, sono risultati sempre più isolati, circondati da insediamenti umani e da coltivazioni agricole, mentre la fauna selvatica è in via di sparizione dai territori circostanti ai parchi.

Recenti studi hanno dimostrato come l’isolamento dei parchi nazionali e delle riserve sia stato un fattore decisivo nelle estinzioni dei grandi mammiferi in sei parchi del nord Tanzania nel corso degli ultimi decenni. Secondo i dati pubblicati nell’Uganda Wildlife Policy del 1999, tra il 1960 e il 1998, l’Uganda perso 97 per cento dei suoi elefanti, l’85 per cento degli Impala, il 57 per cento dei bufali e il 57 per cento dell’endemico Kob.

Parchi e riserve in Africa orientale sono ormai isole più o meno grandi. Isolata e intrappolata in habitat ormai privi della necessaria diversità di risorse, la fauna selvatica non è in grado di recuperare i gap. I corridoi di migrazione che storicamente le hanno permesso la distribuzione spaziale e temporale nell’utilizzo delle risorse non sono più accessibili o sono minacciati. La connettività territoriale tra i parchi e le riserve premetteva di preservare la memoria ecologica, e l’auto-rinnovamento adattivo, un componente essenziale della adattabilità ecologica. I parchi, una volta isolati, hanno quindi perduto la capacità di assorbire disturbi – siccità, inondazioni, il degrado degli habitat, epidemie – e di riorganizzarsi mantenendo le stesse funzione sostanziali: savana, foreste, zone umide.

Fonte: http://www.salvaleforeste.it