Egregio Direttore,

Desidero chiarire a chi, impropriamente ed ingiustamente, attribuisce il sentimento d’invidia a coloro che attraverso i giornali si scagliano contro i politici. Sono sempre di più i cittadini che rilevano e denunciano gli abusi, i soprusi, i favoritismi, i nepotismi, le ingiustizie ed i facili arricchimenti che molti politici approfittando della loro posizione commettono, anche grazie a leggi che loro stessi si sono fatte.

Per la maggior parte dei cittadini tutto ciò comporta un sentimento di “rabbia”, quale furore, sdegno, ira e grande irritazione per la mancanza di sensibilità, di onestà, di pudore, di vergogna dei nostri “politicanti”.

Diverso invece è il sentimento che può provare un individuo per la felicità, le qualità e le fortune altrui. In questi casi si può parlare di “invidia”, il cui stato d’animo però non comporta alcun danno alla psiche ed al corpo del soggetto. La rabbia invece rovina il fegato e la mente di una persona.

Facciamo un paio d’esempi per rendere meglio l’idea: Qualcuno a suo tempo poteva provare “invidia” per il bel corpo che madre Natura aveva regalato alla “Cicciolina”, ma quanta “rabbia” è rimasta a tutti gli italiani perché fu eletta parlamentare ? Quali capacità, quali meriti aveva avuto per meritare un così alto, importante dono dal popolo italiano? Sarà stato a suo tempo un voto di protesta o il voto di tanti creduloni e faciloni, ma il danno alla politica ed agli italiani fu fatto.

Lo stesso dicasi per i parenti d’alti papaveri della politica e per tanti personaggi dello sport, dello spettacolo, della televisione, dirigenti pubblici e privati, professionisti saliti alla ribalta per varie strade, ecc. Nei confronti di questi soggetti è comprensibile un sentimento d’invidia per le loro qualità, bravure, fortune nelle rispettive professioni, stato d’animo estensibile persino ad ammirazione, ma anche nei loro confronti subentra tanta rabbia, sdegno e irritazione quando, una volta eletti parlamentari, si nota il contemporaneo proseguimento della propria professione ed il conseguente assenteismo dal Parlamento. Oltretutto, essendo anche parlamentari, la loro professione acquisisce maggiore importanza.

Altra forte indignazione e rabbia (non semplice invidia) è sentita quando si viene a conoscenza dell’enormi, spropositate e sproporzionate retribuzioni e liquidazioni di tanti personaggi che è inutile nominare. Vorrei che i nostri “politicanti” e governanti leggessero l’articolo di Giovanna Camardo apparso sul periodico FOCUS di agosto 2010, con il quale illustra quali grossi problemi sociali comporta in un Paese l’eccessiva disuguaglianza dei redditi dei suoi cittadini.

Un ultimo esempio su invidia e rabbia: Se Bossi Junior avesse vinto una pur ingente somma a qualsiasi lotteria o fosse stato un asso dello sport od una star del video con lauti guadagni, avrebbe potuto suscitare poca o tanta invidia, ma non la rabbia che ha procurato in tanti cittadini allorché è stato eletto nel Consiglio Regionale della Lombardia, grazie alla posizione che occupa il suo genitore. Con l’occasione vorrei porre una domanda a coloro che lo hanno votato: Se non fosse stato il figlio di Umberto Bossi l’avreste votato ? Mi sa che si è ripetuto l’aneddoto dell’imperatore romano Gaio Cesare Germanico (noto come Caligola) che fece eleggere a Senatore il proprio cavallo. Rifletteteci sopra e ricordatevene alle future elezioni.

Comunque l’invidia, anche se nella teologia cattolica è uno dei sette vizi capitali, non danneggia nessuno, la rabbia invece sì,… e molto!

Cordiali saluti.

Martino Pirone

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