Il governo indiano ha bloccato il progetto di espansione della raffineria di alluminio che Vedanta Resources detiene ai piede delle colline di Niyamgiri, nello stato indiano di Orissa, infliggendo alla compagnia un’altra clamorosa sconfitta.

Il Ministro indiano all’Ambiente ha respinto il progetto di espansione della raffineria – che la compagnia voleva rendere sei volte più grande – e ha ordinato alla società di apportare immediatamente delle migliorie alla fabbrica esistente.

Quando l’impianto fu costruito, centinaia di famiglie persero le loro case e molte altre hanno poi perduto le loro terre e i loro mezzi di sussistenza.

“Nel luogo in cui sorge ora la raffineria, c’erano abbondanti sorgenti d’acqua” ha raccontato un uomo a Survival. “Ma ora la polvere della bauxite si è insinuata nei pozzi e nei torrenti… Abbiamo tanti problemi e qui niente funziona più come dovrebbe.”

La raffineria faceva parte di un gigantesco progetto minerario che, se portato a termine, avrebbe comportato la distruzione della montagna sacra dei Dongria Kondh. Ma dopo anni di resistenza da parte della tribù e una enorme campagna internazionale condotta da Survival International e altre organizzazioni come Amnesty, nell’agosto scorso il governo indiano stroncò finalmente la miniera.

A poche settimane di distanza, un tribunale indiano ha reso oggi la decisione ancor più grave per la compagnia, che è una delle società più capitalizzate quotate allo Stock Exchange di Londra. I giudici hanno infatti revocato anche la licenza ambientale che la Vedanta aveva conseguito in precedenza e contro cui i Dongria Kondh avevano fatto appello. Secondo il tribunale, la prima licenza non aveva tenuto contro delle “miserie umane che il progetto era destinato con ogni probabilità a infliggere”.

Una commissione di esperti incaricata di investigare sulle attività della Vedanta nello stato di Orissa aveva già concluso che la compagnia aveva espanso la raffineria senza essere in possesso di un permesso ufficiale, commettendo così un “grave reato”. Ciò nonostante, Vedanta aveva continuato a espandere i suoi piani, ma ha fallito, ancora una volta.

In un altro stato indiano, Tamil Nadu, l’Alta Corte di Madras ha ordinato la chiusura della famosa fonderia di rame Tuticorin, sempre della Vedanta, a causa del inquinamento dell’aria e dell’acqua da essa provocati e ritenuti di “impatto devastante”. Il caso è ora arrivato nelle mani dell’Alta Corte dell’India.

“La Vedanta sta ricevendo una dura lezione e sta imparando di non poter continuare la sua corsa calpestando all’infinito i diritti dei popoli tribali” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival. “Altre compagnie dovrebbero fare tesoro degli errori di questa società: prima di investire tempo e denaro in un progetto, una compagnia deve ottenere il consenso delle comunità locali.”

Fonte: www.survival.it

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