Il nome di Giulia Cecchettin è diventato il simbolo di un dolore collettivo e di un’urgenza che questo Paese continua a ignorare: la violenza contro le donne non è un’emergenza, è una cultura radicata, che cresce nel silenzio, nell’indifferenza, nella paura di cambiare.
Davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, Gino Cecchettin ha parlato con la forza calma di chi non accetta che la morte di sua figlia sia solo un fatto di cronaca. Ha parlato di educazione affettiva, quella che molti politici guardano con sospetto, quasi fosse un pericolo, mentre è esattamente il contrario: «L’educazione affettiva non è un pericolo, è una protezione. Non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge consapevolezza, rispetto e umanità».
Cecchettin lo dice con la semplicità di un padre che ha perso tutto e che pure continua a insegnare che l’amore vero non è possesso, non è controllo, non è dominio. L’amore vero è libertà reciproca, è responsabilità, è cura. E una scuola che non lo insegna, che non parla di rispetto e parità, è una scuola che abbandona i ragazzi davanti a un mondo pieno di modelli distorti.
Ci vogliono coraggio e lucidità per pronunciare queste parole in un Paese dove l’educazione affettiva viene ancora considerata una minaccia ai “valori tradizionali”, dove ogni proposta di parlarne in classe viene accolta da polemiche e resistenze. Ma è proprio lì, tra i banchi, che si forma la differenza tra un ragazzo capace di amare e uno che crede di poter possedere.
La violenza contro le donne non nasce nei vicoli bui, ma nelle case, nei rapporti, nei linguaggi che tollerano la prepotenza e l’umiliazione. Nasce ogni volta che si insegna a un ragazzo che comandare è virile, e a una ragazza che sopportare è amore.
Ecco perché Gino Cecchettin ha ragione: l’educazione affettiva non è un pericolo. È l’unico antidoto che abbiamo contro una cultura che uccide e poi finge di piangere.
Nulla potrà restituire la vita che è stata tolta, ma se almeno una scuola, un ragazzo, un genitore ascolteranno davvero quel messaggio, allora la storia di Giulia avrà ancora il potere di salvare qualcuno.
Perché l’amore non uccide. L’amore insegna a vivere.














