eutanasiaLa testimonianza dell’infermiere dell’ospedale di Careggi sui casi in cui medici e familiari di un paziente a prognosi altamente infausta decidono concordemente di non insistere con trattamenti sanitari invasivi e inutili ha scatenato una serie di dichiarazioni che non aiutano a far chiarezza. C’è molta confusione sui termini testamento biologico (TB), eutanasia, sospensione delle cure.
Monsignor Betori cerca di screditare la testimonianza dell’infermiere perché proveniente da “volto anonimo” e non sarebbe dunque possibile “verificare l’autenticità” di quelle dichiarazioni, le denuncia quindi come una manovra della campagna pro-eutanasia. La soluzione sarebbe affidarsi “a una parola di verità sull’uomo che solo Dio può donarci in pienezza” (con quale possibilità di verificazione non è dato sapere). Antonio Pala dell’Associazione medici cattolici di Firenze sostiene che ci sono stati due soli veri casi di eutanasia in Italia e sarebbero – a suo dire – quelli di PierGiorgio Welby ed Eluana Englaro. Il Presidente dell’Ordine dei medici Antonio Panti riconosce invece che la professionalità medica include anche l’accompagnamento alla morte senza insistere con terapie e trattamenti inutili anche se si affretta a sostenere che l’eutanasia (“dolce morte”) non può prevedere la somministrazione diretta di barbiturici o simili.
Proviamo a fare un po’ di chiarezza.
Il TB è un istituto normativo (non ancora adottato nel nostro Paese) che consiste nella manifestazione di volontà anticipata circa trattamenti sanitari cui essere sottoposti o meno quando non si sia più in grado di esprimersi direttamente. Esso rappresenterebbe per il paziente la garanzia che il suo diritto all’autodeterminazione in materia sanitaria possa essere riconosciuto ed esercitato anche in condizioni di perdita definitiva della coscienza o comunque di incapacità di esprimersi attualmente e – per il medico – il punto di riferimento fondamentale per come agire nei casi di pazienti in tali condizioni cliniche. Rappresenta in sostanza l’estensione dell’istituto del consenso informato.
L’eutanasia propriamente detta, in Bioetica, è quella attiva volontaria, cioè la somministrazione diretta di un farmaco letale su precisa, reiterata e lucida richiesta del paziente. Essa viene dunque operata su richiesta ‘attuale’ del malato e dove è in vigore è regolamentata da passaggi e verifiche di ordine clinico e psicologico. Nel nostro Paese l’eutanasia non solo non è prevista ma è punita dall’articolo 579 del codice penale.
Infine la sospensione e la limitazione delle cure sono nient’altro che la decisione di non iniziare o interrompere trattamenti sanitari anche salvavita perché ritenuti dai medici curanti inappropriati (accanimento diagnostico-terapeutico) e ritenuti dal paziente invasivi e lesivi della sua dignità. Essa è, prima ancora che regolata da norme positive o deontologiche, affermata dall’articolo 32 della nostra Carta Costituzionale.
E’ dunque evidente che i casi Welby ed Englaro ricadono sotto questa fattispecie e vengono – purtroppo spesso – richiamati in maniera del tutto inopportuna a proposito della pratica eutanasica.
Purtroppo resta sempre in secondo piano il diritto di autodeterminazione del paziente. Infatti quand’anche i riferimenti degli interventi di questi giorni fossero stati corretti, si ha come l’impressione che a decidere debba essere un medico o i medici e i familiari oppure ancora politici zelanti preoccupati di non turbare religiose sensibilità. Il diritto fondamentale in ogni società liberal democratica per cui ogni individuo è “sovrano su se stesso, sulla propria mente e sul proprio corpo” sembra che sia prescindibile quando invece è il vero fulcro su cui poter impostare il dibattito e un conseguente intervento legislativo. Aggiungiamo – senza aver qui lo spazio per argomentare opportunamente questa posizione – che ciò che giuridicamente non è ancora legale può essere moralmente lecito e plausibile.

Dott.ssa Seila Bernacchi – Bioeticista, Coordinatrice della Consulta di Bioetica ONLUS di Pisa
Prof. Paolo Malacarne – Direttore del Reparto di Anestesia e Rianimazione 6 dell’AO di Cisanello di Pisa

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