Non è una novità che Louis Vuitton abbia deciso da tempo di ispirarsi al circo. Ma l’ultima idea che esce dalla Maison francese (che affonda le sue radici a Parigi nella metà dell’800) è destinata a lasciare il segno e a dare un tocco di magia alle festività natalizie ormai alle porte.

Per questa particolare e sempre attesissima ricorrenza a cavallo fra religiosità e consumismo, Vuitton ha deciso di personalizzare le sue lussuose vetrine con un tocco di arte della pista. A partire da oggi e fino al Capodanno in tutti gli store del mondo, funanboli, giocolieri, prestigiatori, trapezisti, ammaestratori, equilibristi e clown fanno bella mostra di sé nei punti vendita del prestigioso marchio dei beni di lusso, presenti ormai in tutto il mondo, dai Champs-Elysée a Beirut, da Mosca a Canton Road, da Londra a Tokyo, solo per citarne alcuni.
Per spiegare questo feeling con il mondo e le atmosfere del circo, occorre fare un salto indietro di oltre un secolo, quando famosi artisti del circo e del music-hall acquistavano abitualmente i loro abiti da Vuitton, l’imprenditore del buongusto nato a Lavans-sur-Valouse il 4 agosto 1821 e morto nel 1892, quando lasciò il suo impero al figlio George.
Il mimo Kita, ad esempio, andava geloso dei bauli Vuitton che acquistò agli inizi del ’900 e che portò anche in scena, tanto da diventare oggetti di culto e di raffinatezza. Ma come lui molti altri, compreso “l’uomo bersaglio” Robert Wilson, famosissimo fra la fine dell’800 e i primi del secolo seguente, e molte star del circo. Fra i tanti marchingegni dai quali si liberò, Houdini riuscì anche a fuggire da un baule Vuitton con serratura a cinque scatti appositamente pensata da George Vuitton, che lanciò una vera e propria sfida al grande illusionista, il quale – abituato ai colpi ad effetto – annunciò con un manifesto di accettare “la sfida, da disputarsi la sera di giovedì 9 marzo all’Alhambra. La cassa fabbricata dal signor Vuitton sarà esposta a partire dalla sera di lunedì 6 marzo nel buffet dell’Alhambra”.
Ma quella di Vuitton è una storia che s’intreccia molto da vicino con giocolieri e acrobati anche per altre curiose coincidenze. I Vuitton vivevano ad Asnières e qui nel 1859 avevano costruito anche il loro atelier. Guarda caso a due passi da una storica famiglia di circo, i Rancy. Théodore Rancy era quasi coetaneo di Louis Vuitton.
“Il circo Rancy, a suo tempo molto popolare, impiegava un battaglione di clown bianchi, di clown augusto, di giocolieri e di acrobati; vi erano una donna tagliata ogni sera in tre pezzi, dei nani specializzati nel travestimento burlesco e, naturalmente, i cavalli ammaestrati, un orso bruno addestrato a sbucciarsi le arance, un cinghiale addomesticato, dei cani sapienti e perfino un pony per il quale, nel marzo 1922, in segno di buon vicinato, i Rancy avevano ordinato al fabbricante un robusto baule rifinito, lungo 1,40 metri, foderato in vuittonite grigio rondine, destinato al numero di scena del pony suddetto”. La notizia è riportata da Sfilate.it.
Se questo è il passato, anzi le origini, non sorprende il ciclico ritorno di Vuitton alle proprie radici, come accadrà anche in questo fine anno. Ad accogliere i clienti Vuitton ci saranno simboli, suggestioni, immagini che fuoriescono dalla lunga storia del circo: manichini, ovviamente di tutto punto agghindati con “pezzi” della Maison, in equilibrio sulla fune, acrobati appesi al trapezio che reggono borse e così via. E’ il Natale Vuitton. La classe non è acqua.

Fonte: Il Circo

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