Sono ormai oltre dieci anni che lo Stato dell’Oregon ha legalizzato il suicidio medicalmente assistito. Tuttavia, un nuovo studio rivela che alcuni fra i piu’ importanti attori nel campo del fine vita – gli hospice – raramente partecipano al suicidio medicalmente assistito.
La legge consente a un medico di prescrivere una dose letale di farmaci ad un paziente malato terminale che ne faccia richiesta a condizione che soddisfino determinati criteri (fra cui prognosi infausta, capacità mentale, meno di sei mesi di vita). L’indagine, che ha esaminato 55 programmi di hospice in Oregon, ha rilevato che il 25% delle strutture ignora completamente il contenuto della legge e non offre alcun supporto o informazione sul suicidio assistito. Un altro 27% offre solo una partecipazione molto limitata, ovvero tutte le domande dei pazienti rivolte al personale sanitario in merito alla legge vengono girate ad un medico curante, mentre gli operatori neanche interloquiscono sull’argomento con i pazienti che vogliono porre fine alla loro vita. Tutti gli hospice vietano al personale di aiutare i pazienti a ottenere o assumere la dose letale di farmaci. Solo pochi hospice consentono al personale sanitario di essere presente accanto al paziente quando ingerisce il farmaco.
Secondo gli autori dello studio, della Oregon State University, il personale sanitario offre motivazioni sia morali che legali per giustificare la propria astensione.  Alcuni temono che un qualsiasi coinvolgimento nel suicidio assistito potrebbe violare la legge, in quanto questa impone che l’assistenza sia fornita esclusivamente da medici. Inoltre, alcuni ritengono che assistere al suicidio di un paziente sia in contrasto con i loro valori.
Ma l’approccio passivo è problematico perché gli hospice dovrebbero essere luoghi in cui sono soddisfatte le esigenze dei pazienti ‘e dove il suicidio medicalmente assistito può essere effettuato in modo appropriato’, scrivono gli autori. “Ma la maggior parte dei programmi di hospice in Oregon considera i decessi attribuibili all’assunzione di farmaci letali medicalmente prescritti in modo diverso rispetto alle altre morti a cui assistono,” concludono.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ‘Hastings Center Report’.

fonte aduc

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