Come in un film – La vera storia di Gabriele Tinti

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Marchesini firma il bellissimo “Come in un film – La vera storia di Gabriele Tinti”, storia di un Apollo lavoratore del cinema italiano.
Riccardo Marchesini è un regista documentarista, un incredibile autore intimista scoperto da Costanzo e Avati con alle spalle corti e mediometraggi pluripremiati da ”Bocca di rosa“ (premiato innumerevoli volte fino al premio Fellini del Consiglio Internazionale del Cinema e della Televisione dell’Unesco o il mediometraggio a “Gli Ultimi” riceve tra gli altri il premio per il miglior cortometraggio al MIFF (Milano International Film Festival).
Gabriele Tinti è un bello degli anni cinquanta, di origini umilissime che diviene un incredibile lavoratore del cinema italiano in circa 140 film portando incassi non indifferenti all’indotto cinematografico, alternando generi commerciali accanto a collaborazioni di alta artisticità. Dalle commedie romantiche iniziali improntate sulla sua fisicità prestante e maschia ai film action, drammatici, al filone esotico anni settanta. Tinti non dimentichiamo viene scelto anche da De Sica, Bob Aldrich, Lizzani, Rocha e Chabrol. La sua incredibile fotogenia lo porta a lavorare vicino a leggende come James Steward, Kim Novak, Totò, Mastroianni.
Pupi Avati lo ricorda bellissimo e corteggiatissimo che furoreggia per il suo fascino fisico alle gare di Tennis di Ugo Tognazzi a fine sessanta.
I cultori del filone esotico alla Emanuelle Nera, (risposte italiane filmiche alla dilagante rivoluzione sessuale lanciata da Ultimo tango a Parigi) han viaggiato di fantasia con lui in Kenia, India, Hong Kong ecc.. Un girotondo di pellicole anche intriganti se vogliamo, assolutamente superiori come mordente agli attuali cinepanettoni. Film con incassi vertiginosi all’epoca girati soprattutto accanto alla sua compagna l’esotica ex modella Laura Gemser, che diviene a sua volta una altrettanto celebrata misteriosa e conturbante icona del genere.

Marchesini da sempre interessato all’Emilia Romagna come fucina culturale, (suo il bellissimo corto “I luoghi immaginati – L’Emilia-Romagna nel Cinema di Pupi Avati”) raccoglie l’amore e il candore di questo attore dai vecchi amici e parenti di Molinella, La Mùlinela in dialetto (35 km da Bologna).
Tinti viene soavemente ricordato nell’opera come un puro, un vero, un lavoratore, per nulla cicisbeo fanatico della sua bellezza ma un uomo che “se l’è cavata nel cinema” arrivando da una piccola frazione di Molinella.
Marchesini un regista poliedrico che spazia dal corto ai documentari, dai mediometraggi agli spot, dal teatro ai videoclip, aiuto anche del leggendario Sergio Citti, ultima costola pasoliniana, non poteva farsi sfuggire un pezzo di verità tutta emiliana.
Nasce “Come in un film – La vera storia di Gabriele Tinti“, prodotto da Giostra Film.

Il regista è forse attratto dalla semplicità delle origini emiliane di Tinti, attore molto presente in tutti i generi filmici italiani e fuori dal giro del gossip e degli scandali pubblicitari.
Gli incredibili occhi verde acquamarina di Gastone Tinti si susseguono nelle immagini d’epoca, il cinema lo trasformerà in Gabriele Tinti, vitali e quasi pasoliniani scorrono i racconti di grande povertà e dignità regalati dai vecchi amici di Molinella. Ci restituiscono dignità e orgoglio nella povertà prima dell’ascesa di un Apollo semplice schietto che cela forza e bellezza come doni compensativi .
Un documentario incredibile che arriva attraverso l’immagine filmica di Tinti al cuore dell’Italia della ricostruzione, all’Italia intraprendente e fiera; tenace e poliedrica come questo attore la cui filmografia fa rimanere sbalorditi per ampiezza e scelte: alti e bassi.
Alla festa del paese di Molinella un amico storico ricorderà il ritorno di Gastone /Gabriele su una macchina bellissima tutto vestito di Bianco e già attore in erba; sugli autoscontri verrà crudelmente toccato e insudiciato da tutti, Marchesini ci fa capire un altro lato vero e scomodo dell’Italia: l’invidia.
L’invidia della grinta, dell’aspetto apollineo unito alla determinazione di uscire dalla provincia sperduta; l’orgoglio ostinato di provarci.

La leggenda vuole che Anna Magnani fresca di Oscar di oltre vent’anni di più del bel Gabriele perderà la testa per lui, e sempre la leggenda narra che da Roma, lui, la porterà in visita a Molinella .
Marchesini riesce a cogliere la bellezza narrativa degli anziani amici di Molinella che han seguito Gastone /Gabriele in tutti i suoi film. Questi signori di grande acume e prontezza tutta romagnola ci restituiscono la bellezza della maturità, la coscienza/accettazione di piccoli vizi, gelosie, ambiguità umane senza voler mai essere televisivi ma semplicemente veri donando un valore all’opera incredibile.
All’improvviso compare ieratica e inaspettata la moglie vedova di Tinti Laura Gemser, per i cinefili dei settanta una Venere dalle fattezze indonesiane, l’Emanuelle Nera per eccellenza dell’immaginario collettivo cinematografico. Laura Gemser sfinge per vocazione, con Marchesini rompe il silenzio che l’accompagna da sempre e parla di Gabriele.

La Gemser ancora bellissima ed enigmatica ci restituisce un amore puro nato sul set del primo film nel lontano 1975 e continuato in un peregrinare in tutto il mondo. Gli occhi a mandorla di Laura nel ricordare Gabriele diventano ancora oggi umidi. Racconta con poche parole un uomo innamorato a cui lei ha ceduto senza indugio continuando in una storia d’amore senza ripensamenti fino alla morte, senza paparazzi che avrebbero accresciuto o sminuito un sentimento vero, nato nel mondo della finzione per eccellenza: il cinema.
Marchesini è riuscito ancora a scardinare le apparenze; la macchina attoriale Gabriele Tinti diventa nella sua opera un eroe della semplicità e della verità, un italiano di cui esser fieri. In questa carriera nessuna public relation ad hoc , né uffici stampa compiacenti o gossip a tavolino. Attore versus lavoratore. Cinema uguale lavoro sodo, questo era per l’emiliano Gabriele Tinti la tanto sospirata macchina dei sogni.
Gabriele Tinti morirà a soli 59 anni il dodici novembre 1991 per arresto cardiaco mentre stava per partire per la Francia per un ennesimo lavoro cinematografico.

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