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A Roma il nuovo poster di Laika: “La guerra è patriarcato”

Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna è comparsa a Roma una nuova opera della street artist Laika. Il poster, intitolato “War Is Patriarchy”, è stato affisso in via Boncompagni, a pochi passi dall’ambasciata degli Stati Uniti. L’immagine mostra una militante transfemminista nell’atto di spezzare in due un missile con un calcio, simbolo di una presa di posizione contro la guerra e le logiche di potere che la alimentano.

Secondo l’artista, l’8 marzo arriva quest’anno in un momento particolarmente drammatico, segnato da un clima internazionale sempre più instabile. Laika parla di “venti di guerra su larga scala” che soffiano con crescente intensità e che, a suo avviso, sono il risultato di anni di politiche orientate alla crescita della spesa militare, accompagnate da tagli ai servizi pubblici, alla sanità, all’istruzione e ai diritti sociali.

Nel suo messaggio l’artista accusa i leader politici che, ignorando il diritto internazionale, contribuiscono ad alimentare conflitti che provocano migliaia di vittime, spesso tra civili, donne e bambini. Guerre che, sostiene, vengono combattute per interessi economici e dinamiche di potere piuttosto che per reali esigenze di sicurezza.

Laika definisce la guerra come una manifestazione estrema del patriarcato. Secondo la sua lettura, le logiche che governano i conflitti – dominio, violenza e sottomissione – riflettono lo stesso sistema gerarchico che caratterizza la struttura patriarcale, dove la forza e il controllo prevalgono su diplomazia, cooperazione e tutela dei diritti.

L’artista allarga poi la critica anche alla politica italiana. Nel suo intervento cita il DDL Bongiorno, che a suo giudizio rischierebbe di indebolire la tutela delle vittime di violenza e di aggravare la loro esposizione durante i procedimenti giudiziari. Laika sostiene che queste politiche rappresentino un’ulteriore forma di attacco nei confronti delle donne, delle soggettività femminilizzate e delle persone trans e non binarie.

Nel suo messaggio richiama anche le posizioni del movimento Non Una di Meno, secondo cui opporsi alla guerra significa rifiutare un sistema patriarcale che sacrifica la vita di molti per il profitto e il potere di pochi. Per l’artista, mettere fine ai conflitti richiede un cambiamento profondo che metta in discussione le basi comuni del patriarcato e del militarismo.

Laika conclude con un invito alla mobilitazione, esortando a partecipare alle iniziative e alle manifestazioni organizzate in occasione dell’8 marzo e allo sciopero previsto il giorno successivo. Essere contro la guerra e contro il patriarcato, afferma, significa prendere posizione per una società fondata sui diritti, sulla solidarietà e sulla pace.

Redazione
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Un gruppo di "matti", con la voglia di informare e divertirsi...

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