Domenica è stata una giornata difficile per me… uno dei miei gatti, al quale ero veramente legato, è morto a causa di una grave malattia. Si chiamava Gastone. Ricordo ancora quando l’ho trovato. Era una bellissima sera di settembre e questo piccolo gattino, all’uscita di un ristorante mi ha seguito. Ero con i miei amici Franco e Laila. Gastone, lo so che può sembrare folle, ma aveva qualcosa di magico, come se una delle tante persone che ho perduto nella mia vita, fosse in un certo senso tornata in forma di gatto. Spesso quando uscivo di casa mi accompagnava alla porta e quando rientravo era sempre dietro la porta ad attendermi. Quasi ogni sera mi faceva compagnia. Si metteva sulla mia scrivania, accanto a me mentre lavoravo al computer… Un gatto molto particolare, ma è difficile spiegarlo… com’è difficile spiegare il dolore…

Ora Gastone non c’è più… la vita non è che un’insieme di tanti istanti… e così capita che per qualcuno che abbiamo perduto, poi c’è qualcun altro che troviamo e ci trova, l’istante seguente…

Ero veramente giù di morale domenica… avrei voluto stare a casa… poi ho deciso di andare al Bellavista.

Reading, tra musica e parole? No, non è stato così semplice… per me è stato un viaggio… nei miei ricordi, nelle “cazzo” di sconfitte e nel dolore di una perdita… è strano… ma le parole di Vincenzo Costantino e la musica di Folco Orselli mi hanno calmato un pò per volta… loro, due cantastorie, così diversi da me, eppure… eppure domenica sono stati simili ad una luce fioca su un comodino, come quella che ho nella mia stanza da letto, e alcune notti, quando non riesco a dormire, mi permette di alzarmi e di non inciampare…

Binari ferroviari che si incontrano, intersecano… e poi ognuno per la sua strada… ma c’è sempre una stazione ad attenderci e prima o poi il nostro treno si fermerà nello stesso posto dove il treno di qualcun altro si è fermato… e allora, anche se un momento e una perdita ti hanno lasciato una cicatrice profonda, arriva qualcosa o qualcuno a donarti un altro sguardo…

Vincenzo e Folco… il Bellavista, un luogo che da sei anni mi regala emozioni… un posto dove ho incontrato e trovato due persone meravigliose che ora sono la mia famiglia “dell’anima e del cuore”: Laila e Franco… un luogo dove, “casualmente ma non troppo” tante persone hanno colorato e colorano la mia vita… Bellavista… quante risate e quante lacrime hanno visto le sue pareti… quante storie di vita hanno ascoltato… e quello che è successo domenica è una di quelle storie…

Vincenzo e Folco… dicevo… due artisti straordinari, due cantastorie… come vento, le parole e la musica delicatamente hanno accarezzato la mia pelle e poi hanno iniziato ad entrarmi dentro… e la morte che un attimo prima era nel mio cuore, non vi è rimasta a lungo… mi sono lasciato trasportare al largo…

“Chi è senza peccato… non ha un cazzo da raccontare”… dice così Vincenzo… lui naufrago salvato dalla vita… e a mio avviso romantico, sbruffone, fragile ed intenso… racconta la sua di vita, attraverso i versi e lo fa rapendo completamente lo spettatore, poi quando meno te lo aspetti ti sgambetta e ti fa ridere con un paradosso di pura genialità comica…

Vincenzo è uno che è costantemente alle prese con l’epico della vita quotidiana e che conosce “l’affondamento”… Un grandissimo poeta della letteratura moderna, ma la sua straordinaria “follia creativa” non appartiene a questo tempo… forse non appartiene a nessun tempo, proprio perché originalmente fuori tempo…

“…di ogni ne ho passate, odor di ponti… galera vino vecchio e malattia… ma le monete mie si chiaman vento… fiorir di monti all’alba libertà” sono questi i versi di una delle bellissime canzoni cantate da Folco. E’ la storia del barbone Bell’occhio “…riprendo il mio vagare a tutto tondo… alzando il guardo a Dio son vagabondo”…

Folco Orselli è un pò come Bell’occhio… un vagabondo della musica italiana, che secondo me non può e non deve essere confinato nelle asfissianti “etichette di un genere”. E’ un cantautore che scrive con il cuore… le parole arrivano subito e ti strapazzano… è una scrittura sempre sincera così come la musica. Originale e grande interprete, voce calda… passione, romanticismo e canzoni che raccontano storie capaci di farti tirar fino all’ultimo spettacolo e ancora oltre, quando il sipario è oramai chiuso e dunque quelle storie dietro il sipario, sono veramente quelle che ti  fanno male e non tutti riescono a vederle… Talento… si chiama talento questo…

Il segreto di “Sulla via della sete”?… forse è come un bicchiere di vino che si svuota, ma poi hai ancora sete e bevi fino a sfinirti…  sicuramente un sentiero sul quale poter incontrare Vincenzo e Folco… ma nonostante i bicchieri di poesie e canzoni, la sete rimane… ma è giusto che sia così… le cose belle devi perderle e poi ritrovarle… devono cercarti, trovarti e poi lasciarti nuovamente…

Grazie Vincenzo, grazie Folco…

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