Swissleaks, in Italia evasi 740 milioni di euro

Swissleaks, in Italia evasi 740 milioni di euroConclusi gli accertamenti della Guardia di Finanza sui nomi italiani presenti nella lista Falciani, che intanto rilancia: “Presto altri nomi e altre banche”. Nasce intanto una piattaforma internazionale per il coordinamento delle informazioni in possesso ai cosiddetti whistleblower.

Conclusi gli accertamenti sulla prima lista di nomi italiani risultati coinvolti in quello che è già stato definito Swissleaks, ossia la lista di correntisti della filiale di Ginevra di HSBC, portata alla luce dal consorzio di giornalismo investigativo internazionale. La Guardia di Finanza ha da tempo concluso le verifiche sulla regolarità delle operazioni del versante italiano, valutando la posizione di oltre 5mila nominativi italiani. Sforzi questi per molti versi vani, se è vero che per la stragrande maggioranza dei casi presi in esame in caso di processo, interverrebbe comunque la prescrizione. Si calcola comunque che ammonti complessivamente a 741 milioni di euro la cifra sottratta al fisco italiano, mentre oltre 1 miliardo e 600 milioni sono nel frattempo rientrati in Italia grazie a condoni e scudo fiscale.

Attesa intanto per altre possibili rivelazioni. E’ infatti lo stesso Hervè Falciani, autore nel 2008 del furto di dati alla filiale di Ginevra della banca HBSC, a rilanciare “dichiarando guerra” all’opacità finanziaria con l’annuncio di altre liste che sarebbero pronte per essere rivelate. Falciani, che è anche autore del libro “La cassaforte degli evasori”, scritto con la collaborazione del giornalista italiano Angelo Mincuzzi ed in uscita in Italia tra pochi giorni, ha dichiarato alla stampa italiana di essere in contatto con autorità spagnole e francesi a cui ha offerto massima collaborazione. Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano economico Il Sole 24 ore, Falciani ha poi descritto la piattaforma creata da lui e altri collaboratori per consentire il coordinamento delle informazioni riservate in possesso a quelli che lui stesso ha definito “lanciatori d’allerta”. Grazie al PILA (acronimo per piattaforma internazionale di protezione dei lanciatori di allerta) “siamo in contatto con persone che hanno fornito le prove di altri scandali che diventeranno di dominio pubblico – ha affermato Falciani che ha poi concluso – stiamo creando una rete internazionale”.

Fonte: rus.ruvr.ru